La relazione del criminologo Stefano Alice, perito del Tribunale
La vicenda è storia e cronaca del secolo scorso, anno 1971, quando una donna, all’epoca ragazzina di 17 anni, viene sottoposta (o almeno così si credeva) ad un intervento al cuore presso il San Martino di Genova per correggerne un difetto.
Intervento tuttavia che, quasi mezzo secolo dopo, si scopre mai avvenuto.
Vicenda al limite dell’incredibile, accadimenti più adatti ad un romanzo che a vita reale ma che in effetti, un’inchiesta con perizia e relativo processo hanno rilevato reali, stabilendo anche un giusto risarcimento per i danni patiti dalla donna da circa due milioni di euro.
E essenziale al buon esito della ricerca della verità la consulenza e perizia affidata al criminologo Stefano Alice, perito del Tribunale, medico con molte qualifiche e grande esperienza umana e tecnica, che esce dal silenzio che la delicatezza del caso impone e parla a Ligurianotizie.it.
Una bella soddisfazione aver chiarito un caso davvero quasi unico e congratulazioni per il buon lavoro dunque.
Personalmente sono soddisfatto per la sentenza, ma soprattutto sono felice per la signora che ha vissuto questi fatti e la sua famiglia. Bisogna pensare che hanno dovuto affrontare anni di sofferenza e invalidità a causa di una gravissima malpractice medica.
Ma quali sono stati gli elementi del caso. Possiamo ricapitolarli?
Sì, certo. La donna del caso specifico era stata sottoposta a un intervento cardiaco nel 1971, per una malformazione congenita. Ma in realtà il torace era stato aperto e chiuso senza intervenire sul cuore. La cartella clinica era stata falsificata e la signora ha pertanto subito per questo gravi conseguenze.
Fatto molto grave dunque, con ruolo determinante del perito, cioè Stefano Alice…
Sono stato il consulente tecnico di parte (Ctp) della signora. Ho contribuito a fare luce sui fatti e sui danni che ne sono derivati.
La sentenza pone fine alla vicenda, lunghissima e fa finalmente giustizia. In che modo?
La sentenza del Tribunale di Genova ha riconosciuto la gravità dell’errore e sancito che alla signora spetta un risarcimento di circa 2 milioni di euro. È un risultato importante che ripaga della fatica e della dedizione profuse in questo caso.
Da medico e persona cosa si può dire sul futuro della donna?
Spero che possa finalmente trovare un po’ di pace e che questa sentenza sia un passo avanti verso una sempre maggiore sicurezza e tutela dei pazienti. E Stefano Alice conclude con auspicio e speranza “che questo caso possa servire da lezione per il sistema sanitario e che in futuro si possano evitare errori come questo”.
La clamorosa vicenda appare tale dopo l’intervento da giovane, le cure e tanti anni in mezzo, quando per la donna la verità fa capolino nel 2019. La signora si trova infatti ad avere a che fare con due ictus per i quali torna il sala operatoria per riparare le valvole mitralica e tricuspide.
Era di maggio ed i chirurghi al tavolo operatorio sbigottiscono vedendo che dell’operazione alla ragazzina adolescente non esiste traccia. Se non una cicatrice sul petto, che sarebbe stata la porta per accedere al cuore, assolutamente mai toccato, ed intervenire quasi mezzo secolo prima.
A confermare che a volte l’incredibile è invece il vero, è proprio la relazione medico-legale effettuata da Stefano Alice.
La parola fine la scrive il Tribunale che impone di risarcire la donna con circa 900 mila euro che, con relativi interessi fanno circa 2 milioni. Processo nel quale la donna è stata tutelata dall’avvocato Riccardo Bernardini.
Resta l’amaro delle conseguenze subite dalla protagonista e vittima della vicenda. Mentre da parte sua il San Martino ha precisato con una nota che “l’attuale direzione ospedaliera è estranea al fatto in questione e contestualmente sottolinea che tutte le posizioni giuridiche passive relative ad episodi antecedenti il 1° gennaio 1995 rispondono oggi alla gestione liquidatoria della disciolta USL 13esima GE4, soggetto giuridico completamente differente appunto dall’attuale sistema sanitario vigente”. Dino Frambati
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