Cerimonia per l’82° anniversario tra via Gobetti e il forte, presenti Comune e ANPI
Si è tenuta nella mattinata del 10 gennaio a Genova la commemorazione dell’eccidio di Forte San Martino, avvenuto il 14 gennaio 1944, quando otto cittadini genovesi furono uccisi per rappresaglia dalle forze di occupazione naziste. La cerimonia si è svolta tra via Piero Gobetti e l’area del forte, luoghi simbolo della memoria cittadina legata alla Resistenza.
Dopo la deposizione delle corone di alloro ai piedi della lapide dedicata ai martiri, il corteo commemorativo ha raggiunto Forte San Martino, dove si è tenuto il momento centrale del ricordo. L’iniziativa è stata organizzata dal Comitato Permanente della Resistenza della Provincia di Genova, con il coinvolgimento delle istituzioni locali.

La cerimonia e le autorità presenti
All’evento hanno preso parte l’assessore comunale alla Mobilità sostenibile Emilio Robotti e il consigliere comunale Edoardo Marangoni, in rappresentanza del Comune di Genova. L’orazione ufficiale è stata affidata a Massimo Bisca, presidente dell’ANPI Genova, che ha richiamato il significato storico e civile dell’eccidio nel contesto della lotta di Liberazione.
Nel corso dell’intervento istituzionale è stato sottolineato il valore della memoria come responsabilità quotidiana delle istituzioni e dei cittadini, legata alla difesa dei principi democratici, dei diritti e della partecipazione, conquistati anche attraverso il sacrificio di chi perse la vita durante l’occupazione nazi-fascista.
I fatti del 14 gennaio 1944
L’eccidio risale alla mattina del 14 gennaio 1944, quando Dino Bellucci, Giovanni Bertora, Giovanni Giacalone, Romeo Guglielmetti, Amedeo Lattanzi, Luigi Marsano, Guido Mirolli e Giovanni Veronelli vennero condotti al Forte San Martino e fucilati. Le esecuzioni furono disposte come rappresaglia per un attentato compiuto la sera precedente da un gruppo dei GAP contro due ufficiali tedeschi, uno dei quali rimase ucciso.
Le vittime, già detenute nel carcere di Marassi con l’accusa di cospirazione, erano estranee all’azione partigiana che aveva scatenato la reazione. Prelevati durante la notte, furono sottoposti a un processo sommario da parte del tribunale militare e condannati a morte.
Il rifiuto dei Carabinieri e il gesto di Avezzano Comes
Un elemento rilevante della vicenda riguarda il comportamento del tenente dei Carabinieri Giuseppe Avezzano Comes, che si oppose all’esecuzione rifiutando di dare seguito alla sentenza insieme al proprio plotone. Il suo intervento non riuscì a impedire la fucilazione, ma ebbe conseguenze importanti nei momenti successivi.
Avezzano Comes riuscì infatti a distruggere la nota di servizio contenente i nomi dei militari presenti al Forte San Martino, evitando così che fossero individuati e colpiti da ulteriori rappresaglie da parte delle SS e della Guardia Nazionale Repubblicana.
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