In Corte d’Assise a Genova si chiude il dibattimento: verdetto previsto tra una settimana
Si avvicina il momento decisivo nel processo per l’omicidio di Nada Cella, la segretaria ventiquattrenne uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco a Chiavari. Nell’aula della Corte d’Assise di Genova si è svolta l’udienza dedicata alle repliche, ultimo passaggio prima della pronuncia della sentenza, attesa tra una settimana.
Il procedimento riguarda un caso rimasto senza risposte per oltre due decenni e riaperto dopo nuove indagini. A giudizio c’è Annalucia Cecere, ex insegnante, accusata di omicidio volontario aggravato, per la quale la procura ha chiesto la condanna all’ergastolo. Marco Soracco è invece imputato per favoreggiamento, con una richiesta di pena pari a quattro anni di reclusione.
Le posizioni dell’accusa
Nel corso dell’udienza, la pubblico ministero Gabriella Dotto ha ribadito la solidità del quadro accusatorio, sostenendo che gli elementi raccolti nel corso delle indagini convergano verso un’unica ricostruzione dei fatti. Secondo la procura, l’assenza di una versione alternativa credibile da parte della difesa rafforzerebbe l’impianto indiziario, che individua nella gelosia e nella frustrazione il possibile movente del delitto.
L’accusa ha sottolineato come le risultanze investigative offrano, a suo avviso, una lettura coerente degli eventi avvenuti quella mattina del 1996, chiamando la Corte a valutare nel loro insieme gli indizi emersi nel corso del processo.
La linea difensiva degli imputati
Di segno opposto le argomentazioni dei difensori di Annalucia Cecere, gli avvocati Gabriella Martini e Giovanni Roffo, che hanno contestato duramente la ricostruzione proposta dalla procura. Secondo la difesa, il fascicolo accusatorio sarebbe caratterizzato da incongruenze e interpretazioni ritenute forzate, prive di riscontri oggettivi.
I legali hanno insistito sull’assenza di prove dirette che collochino l’imputata sul luogo del delitto al momento dell’aggressione, affermando che non spetti alla difesa elaborare una diversa ricostruzione dei fatti, ma che sia compito dell’accusa dimostrare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
Attesa per il verdetto
Il confronto in aula è stato acceso, con interventi serrati da entrambe le parti. Concluse le repliche, restano ora solo gli ultimi passaggi procedurali prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio. Per i familiari di Nada Cella, che attendono giustizia da quasi trent’anni, la decisione della Corte rappresenta un momento cruciale in un percorso segnato da una lunga attesa.
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