Per le indagini dell’Antiterrorismo, il Pro Pal e “genovese” d’adozione Mohammad Hannoun è “il capo della cellula italiana di Hamas” che “dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese”, raccoglieva, attraverso due associazioni, fondi che “venivano sistematicamente dirottati verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas, per finalità di terrorismo”.
Ieri in Parlamento il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ripercorso le tappe dell’indagine che lo scorso 27 dicembre ha portato alla misura di custodia cautelare in carcere di 9 persone, tra cui Hannoun, da anni abitante a Ceranesi e già finito nel mirino della Procura genovese, con l’accusa di terrorismo internazionale di stampo islamico.
Domani a Genova è in programma l’udienza davanti ai giudici del Tribunale del Riesame, chiamati a decidere sulla detenzione di Hannoun e degli altri arrestati.
“La sicurezza nazionale – ha spiegato Piantedosi – è un bene da preservare con l’aiuto di tutte le forze politiche e sociali nella consapevolezza che si tratta di una precondizione per garantire la libertà dei cittadini”, ma “contrario a questo auspicio è”, nelle parole pronunciate durante l’informativa, “la sottovalutazione di iniziative propagandistiche che hanno visto l’Hannoun ergersi a paladino dei diritti umani, essere invitato in sedi istituzionali e, in alcune occasioni pubbliche, arrivare a rivolgere espressioni ingiuriose nei confronti delle massime Istituzioni della nostra Repubblica”.
“Libertà e sicurezza – ha aggiunto il ministro dell’Interno – sono diritti sui quali dobbiamo unirci tutti, responsabilmente, in azioni e comportamenti che mettano al bando ogni forma di violenza, anche verbale, e che ci consentano di individuare le insidie, anche le più subdole, portate da chi agisce per minare le basi della nostra convivenza democratica”.
Le indagini hanno portato al sequestro “di oltre 8 milioni di euro e sono state 17 le perquisizioni effettuate fra Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio”.
É dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che le indagini nei confronti di Hannoun e di altri esponenti della Associazione Benefica di Solidarietà al Popolo Palestinese hanno imboccato la direzione della “ipotesi del terrorismo internazionale”.
Al centro la figura di Hannoun, ritenuto “capo della cellula italiana di Hamas con sede a Genova”, e altre sedi locali a Milano e Roma, attraverso una reste “finalizzata allo svolgimento di attività di propaganda e finanziamento di Hamas attraverso associazioni secondarie e serventi.
In particolare, le indagini hanno permesso di evidenziare l’esistenza di due associazioni, l’Associazione Benefica di Solidarietà al Popolo Palestinese e la parallela organizzazione di volontariato”, tutte “inequivocabilmente riconducibili al profilo di Hannoun”.


















































