Sentenza attesa nel pomeriggio. La Corte d’Assise di Genova decide dopo trent’anni sul delitto di Chiavari
Dopo un’attesa durata quasi trent’anni, oggi, giovedì 15 gennaio, è prevista la sentenza di primo grado sull’omicidio di Nada Cella. La giovane segretaria, allora venticinquenne, venne uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, in via Marsala a Chiavari. La decisione della Corte d’Assise di Genova è attesa nel corso del pomeriggio, al termine della camera di consiglio.
Gli imputati e le richieste della procura
Davanti ai giudici siedono Anna Lucia Cecere, indicata dall’accusa come autrice materiale del delitto, e Marco Soracco, chiamato a rispondere di favoreggiamento. Per Cecere la procura ha sollecitato la condanna all’ergastolo, mentre per Soracco è stata avanzata la richiesta di quattro anni di reclusione. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’omicidio sarebbe maturato al termine di una colluttazione violenta all’interno dello studio professionale.
Le posizioni difensive in aula
Nel corso dell’udienza, la difesa di Soracco, rappresentata dall’avvocato Andrea Vernazza, ha contestato l’impianto accusatorio, sollevando anche una questione di legittimità costituzionale sul procedimento. Il legale ha negato l’esistenza di un rapporto tra Soracco e Cecere e ha respinto l’ipotesi di un ritardo nei soccorsi, sostenendo che la chiamata al 113 fu immediata e non finalizzata a ostacolare le indagini.
Il movente ipotizzato e le accuse
Per la procura, l’aggressione che portò alla morte di Nada Cella sarebbe stata innescata da motivazioni personali attribuite a Cecere, culminate in un attacco letale all’interno dell’ufficio. A Soracco viene invece contestato di non aver impedito l’evento e di aver fornito un contributo ritenuto determinante nel depistaggio delle indagini nelle fasi successive al delitto.
L’attesa dei familiari e la decisione della Corte
La Corte d’Assise, presieduta da Massimo Cusatti, si è ritirata in camera di consiglio annunciando che il dispositivo sarà letto dopo le 13, presumibilmente nel primo pomeriggio. In aula è attesa una presenza discreta dei familiari di Nada Cella; la madre ha scelto di non assistere alla lettura della sentenza. Il pronunciamento rappresenta il primo responso giudiziario dopo anni di archiviazioni e riaperture investigative.


















































