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Genova, arrestato quarantenne per pedopornografia online

Genova, arrestato quarantenne per pedopornografia online
Polizia Postale

Detenzione di materiale illecito e indagini nel ponente ligure

Le autorità di Polizia Postale hanno tratto in arresto un uomo di quarant’anni, attualmente privo di occupazione e residente nel settore occidentale di Genova, dopo il rinvenimento di un vasto archivio di contenuti pedopornografici. Durante le attività di perquisizione e analisi tecnica, gli investigatori hanno recuperato circa trecentottanta file archiviati all’interno di un supporto rigido esterno. La mole del materiale rinvenuto ha permesso agli inquirenti di contestare l’aggravante legata all’ingente quantità di dati illegali posseduti, delineando un quadro probatorio particolarmente critico per l’indagato, ora trasferito presso la struttura detentiva di Pontedecimo.

Il monitoraggio dei dispositivi e le immagini sul litorale

Particolare attenzione è stata rivolta al telefono cellulare dell’uomo, dove sono state rintracciate numerose fotografie ritraenti minori su diverse spiagge del capoluogo ligure. Questi scatti, pur immortalando contesti apparentemente ordinari di svago estivo e giochi sulla battigia, hanno spinto la sezione specializzata nei reati contro i minori a condurre analisi forensi approfondite. Gli esperti informatici stanno attualmente esaminando i metadati delle immagini per accertare se le foto siano state realizzate direttamente dal soggetto, configurando così l’ipotesi di produzione di materiale illecito, o se siano state acquisite tramite circuiti di scambio online.

Provvedimenti giudiziari e rischio di reiterazione del reato

Il Giudice per le indagini preliminari Caterina Lungaro ha confermato il provvedimento restrittivo su istanza della Procura, disponendo la custodia cautelare in carcere per il sospettato. La decisione di negare il regime di arresti domiciliari, inizialmente richiesto dai legali della difesa, si fonda sulla valutazione di un elevato pericolo di recidiva e sulla possibilità che l’indagato possa diffondere ulteriormente il materiale in suo possesso. Gli accertamenti tecnici hanno infatti evidenziato che il quarantenne non si limitava alla conservazione passiva dei file, ma era attivamente coinvolto in dinamiche di condivisione e scambio con altri utenti della rete.

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