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Blue Monday, origine e significato del lunedì blu di gennaio

Blue Monday, origine e significato del lunedì blu di gennaio
Foto di Andrew Neel per pexels

Dal comunicato londinese del 2005 al dibattito attuale: perché il terzo lunedì di gennaio è diventato un simbolo emotivo

Il Blue Monday viene indicato come il giorno emotivamente più complesso dell’anno e coincide, secondo una narrazione ormai diffusa, con il terzo lunedì di gennaio. L’espressione nasce a metà degli anni Duemila e si è rapidamente imposta nel linguaggio mediatico, trasformandosi in un riferimento ricorrente del calendario invernale.

Un’idea nata nel mondo della comunicazione

L’origine del Blue Monday risale al gennaio 2005, quando un’agenzia di pubbliche relazioni con sede a Londra diffuse un comunicato per conto di un proprio cliente. Nel testo si sosteneva che una formula matematica fosse in grado di individuare il giorno più triste dell’anno, collocandolo nel terzo lunedì del mese. Il messaggio attirò immediatamente l’attenzione dei media, favorendo una diffusione rapida e capillare del concetto.

Nel giro di poco tempo, il termine entrò nel lessico comune, superando i confini del Regno Unito e diventando un riferimento condiviso anche in altri Paesi, Italia compresa.

I fattori associati al calo dell’umore

La teoria alla base del Blue Monday collega il presunto calo emotivo a una serie di elementi tipici del periodo invernale. Tra questi vengono citati le basse temperature, la riduzione delle ore di luce naturale, la conclusione delle festività natalizie e la ripresa degli impegni lavorativi. A ciò si aggiungerebbe l’impatto delle spese sostenute durante le feste, che possono accentuare una sensazione di affaticamento psicologico.

Questi fattori, secondo la narrazione originale, concorrerebbero a rendere gennaio un mese particolarmente delicato sul piano emotivo, con un punto critico individuato nel terzo lunedì.

Le critiche della comunità scientifica

Negli anni successivi alla sua diffusione, il Blue Monday è stato oggetto di numerose analisi da parte di psicologi e ricercatori. Il principale elemento di critica riguarda l’assenza di basi scientifiche verificabili. La formula citata nel comunicato del 2005 non è mai stata validata da studi accademici e viene oggi considerata priva di fondamento scientifico.

Gli esperti sottolineano come il benessere psicologico sia influenzato da molteplici variabili individuali e contestuali, rendendo impossibile individuare una data universalmente più triste delle altre.

Un fenomeno mediatico che resiste nel tempo

Nonostante le contestazioni, il Blue Monday continua a essere rilanciato ogni anno da testate giornalistiche, aziende e piattaforme digitali. La sua forza comunicativa risiede nella semplicità del messaggio e nella capacità di rappresentare uno stato d’animo condiviso, legato alla stagione invernale e al ritorno alla routine.

Negli ultimi anni, il concetto è stato spesso reinterpretato in chiave positiva, diventando lo spunto per campagne di sensibilizzazione sul benessere mentale e sull’importanza di prestare attenzione ai segnali di disagio emotivo.

Tra percezione collettiva e realtà quotidiana

Pur non essendo supportato da evidenze scientifiche, il Blue Monday resta un fenomeno culturale rilevante. Più che una data oggettivamente critica, rappresenta una costruzione simbolica che riflette il modo in cui il periodo di gennaio viene percepito a livello collettivo, tra stanchezza post-festiva e condizioni climatiche meno favorevoli.

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