Il divenire incessante della dimensione infinita dell’ esistenza dell’ universo ricade in termini di tensione & lotta sul divenire incessante della dimensione finita, fors’anche irrilevante, dell’ esistenza umana.
Se dunque, nel tempo remoto, la lotta terrena riguardava il rapporto di un uomo spaventato con una natura superiore ostile, privilegiava la coesione al fine della sopravvivenza a discapito di una inefficiente inerme singolarità, nel tempo progredito, la lotta si perpetua quotidianamente, per motivi diversi e in forma singolae narra del rapporto di un individuo reciprocamente ostile, costantemente allarmato, estenuato dalla sindrome dell’assedio, inesorabilmente ancorato all’ idea di controllare e pianificare la propria esistenza.
Vano sarebbe dunque ogni tentativo di socializzarne e naturalizzarne l’esistenza, vista la sua costante protensione nel considerarla come luogo convertito all’ accumulazione di beni materiali, in ossequio alla vulgata planetaria (cit. P. Bordieau) che li presuppone indispensabili.
A tali indispensabili presupposti questo individuo è tristemente connesso. Tutti i consigli per gli acquisti del mercato favoriscono tale connessione e quei cambiamenti che, anche quando esauditi, esprimono un individuo sempre e comunque insoddisfatto.
Alla resa de conti, ad un’osservazione critica delle cose di casa, trattasi di un’ esistenza paradossale, com-promessa dai fallimenti che, senza troppa distinzione di condizione sociale, l’individuo attrae per sua stessa natura (cit.F. Battiato).
E’ in questo paradosso che l’individuo traduce la sua dissennata idea di esistenza.
E’ tangibile l’ immagine di Douglas Hofstadter, secondo cui gli essere umani sono più simili ad arcobaleni e miraggi che ad architravi e macigni, a ben rappresentare l’ individuo metropolizzato e il cui guazzabuglio mentale, mentre delega al futile un ruolo indispensabile. Massimiliano Barbin Bertorelli

















































