La prima di Riccardo III di Shakespeare ha convinto il pubblico ed ha meritato in pieno gli applausi attribuiti all’eccezionale talento di Maria Paiato nei panni del bieco protagonista, attrice dalla stupefacente e perfetta tecnica recitativa, supportata da un cast valido ed affiatato.
Riccardo III è il quarto capitolo della tetralogia shakespeariana iniziata con Enrico IV. Si racconta della scalata al trono di Riccardo, duca di Gloucester, fratello del sovrano Edoardo IV, uomo deforme tanto nel corpo quanto nell’interiorità, privo di scrupoli ma provvisto di un oscuro potere seduttivo. Riccardo lusinga, inganna, uccide al solo scopo di diventare re d’Inghilterra. Non ha e non rispetta affetti, legami, amicizie: manipola chi gli può essere d’ostacolo fingendosi il suo protettore, convince le donne che gli servono con argomentazioni sofisticate che promettono il loro bene.”Io faccio il male e dò la colpa agli altri”.
Il male ha sempre la parola convincente.
Durante la malattia del fratello, re Enrico IV d’Inghilterra, Riccardo fa uccidere l’altro fratello, il duca di Clarence, che lo precede nella linea di successione, imprigionato nella Torre di Londra da lui stesso, falsamente benevolo nei suoi confronti; inoltre “seduce” Lady Anna, vedova di Edoardo, principe di Galles, da lui assassinato, e fa rinchiudere i giovani principi figli di Edoardo IV, suoi nipoti, nella torre di Londra.

Una eliminazione programmata e scientifica di ogni ostacolo alla sua ascesa al trono, anche di Lord Hastings e addirittura Buckingham, suo precedente alleato. .
Ma chi è davvero quest’uomo così ansioso di potere da dimenticare ogni dimensione umana? E perchè è nata in lui questa ossessione del trono? Nello spettacolo non si insiste particolarmente sulla sua deformità fisica ( una scoliosi che limitava i movimenti e che ha portato i contemporanei a definirlo “il fermo”), ma è innegabile che questa è l’origine della sua consapevolezza che l’amore lo abbia rinnegato fin dall’utero della madre. E in quell’utero pare voler ritornare per rivendicare il diritto di essere visto: ma non sceglie di essere amato per bontà e qualità di vita, sceglie la via della perversione e del delitto.
In lui però affiora sempre la consapevolezza della sua natura, della sua piccolezza, di quella coscienza che costantemente ripudia come segno di debolezza.
Diventato re è costretto ad affrontare in battaglia il conte di Richmond che lo sconfiggerà; disarcionato e abbandonato, morirà per mano dello stesso avversario dopo aver invocato invano una cavalcatura (“Il mio regno per un cavallo!”) per salvarsi.
I testi di Shakespeare sono raffinati e carichi di contenuti e si ascoltano sempre piacevolmente; in particolare il Nostro ha il merito di aver eliminato le barriere tra il tragico e il comico, che mescola assieme sapientemente ( e che ha trovato una perfetta interprete in Paiato): il suo genio, forse maturato negli anni in cui ricopiava copioni per vivere, è frutto di una lunga pazienza, attenzione, metodo.
La scena è semplice e suggestiva, un lungo tavolo componibile con il feretro del principe di Galles ( fatto uccidere per sposare la vedova Anna): un simbolo di morte, presente e sovrastante per tutta la durata della rappresentazione.
Lo spettacolo resta fino a domenica 1 febbraio, per la durata di due ore e quaranta minuti compreso intervallo, privi di pesantezza. ELISA PRATO
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Riduzione e adattamento Angela Dematté, regia di Andrea Chiodi.
Interpreti Maria Paiato, Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, 9Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo.
Scene Guido Buganza, costumi Ilaria Ariemma.
Musiche Daniele D’Angelo, luci Cesare Agoni.
Trucco e parrucco Bruna Calvaresi. Pproduzione Teatro Nazionale di Genova, CTBCentro Teatrale Bresciano, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale.
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