Contestata la mancata esecuzione degli ordini di blocco legati a Piracy Shield
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha inflitto a Cloudflare una sanzione superiore ai 14 milioni di euro per il mancato rispetto degli ordini di oscuramento previsti dal sistema Piracy Shield. Il provvedimento, adottato il 9 gennaio, riguarda la gestione di contenuti audiovisivi diffusi illegalmente, in particolare eventi sportivi trasmessi senza autorizzazione.
Il ruolo di Piracy Shield nel contrasto allo streaming illegale
Piracy Shield è la piattaforma introdotta in Italia per contrastare la diffusione non autorizzata di contenuti protetti da diritto d’autore. Il meccanismo impone l’inibizione rapida, entro circa trenta minuti dalla segnalazione, di domini e indirizzi IP ritenuti responsabili di violazioni. Secondo Agcom, Cloudflare non avrebbe dato seguito a specifici ordini di blocco, rendendo inefficace l’azione di contrasto alla pirateria.

Le contestazioni di Cloudflare
L’azienda statunitense ha respinto le accuse, sostenendo che le richieste di blocco rivolte a infrastrutture di rete comportino rischi di oscuramento indiscriminato di contenuti leciti. In particolare, Cloudflare ha richiamato il pericolo dell’overblocking, ossia l’interruzione dell’accesso a servizi legittimi quando si interviene su risorse condivise come indirizzi IP o sistemi DNS.
Il nodo del DNS pubblico e dei servizi infrastrutturali
Al centro della contestazione figura anche il resolver DNS pubblico 1.1.1.1, fornito gratuitamente da Cloudflare e utilizzato a livello globale. Agcom ritiene che anche strumenti di questo tipo debbano essere coinvolti nei blocchi previsti da Piracy Shield, mentre l’azienda sottolinea la natura neutrale e generalista del servizio, evidenziando possibili effetti collaterali su utenti e imprese estranei alla pirateria.
Precedenti e criticità emerse
Il dibattito si inserisce in un contesto già segnato da episodi controversi. In passato, segnalazioni errate hanno causato il blocco temporaneo di servizi ampiamente utilizzati, come piattaforme di archiviazione cloud, sollevando interrogativi sull’affidabilità e sulla proporzionalità degli interventi. Organizzazioni attive nella tutela dei diritti digitali hanno richiamato l’attenzione sui rischi di un sistema rapido ma privo di adeguate garanzie.
I criteri adottati per la multa
Agcom ha calcolato la sanzione facendo riferimento a una percentuale del fatturato globale di Cloudflare, stimato in oltre 1,6 miliardi di dollari nel 2024. L’azienda ha contestato il metodo, rilevando come il volume d’affari generato in Italia sia nettamente inferiore. L’Autorità ha motivato la scelta richiamando la dimensione internazionale dei servizi coinvolti e l’impatto complessivo dell’attività contestata.
La reazione della Lega Serie A
La Lega Serie A ha difeso il sistema Piracy Shield, considerandolo uno strumento centrale nella tutela dei diritti audiovisivi del calcio italiano. In una nota ufficiale ha respinto le accuse di censura, sostenendo che la sanzione riguardi esclusivamente il mancato rispetto delle norme sul diritto d’autore e non la libertà della rete.
Il quadro europeo e il Digital Services Act
La vicenda si intreccia con il dibattito europeo sul Digital Services Act, che disciplina gli obblighi dei fornitori di servizi digitali e le modalità di rimozione dei contenuti illegali. A livello comunitario viene richiesto che i blocchi siano motivati, proporzionati e accompagnati da adeguate tutele procedurali, soprattutto quando incidono su infrastrutture essenziali della rete.
Implicazioni economiche e istituzionali
Cloudflare ha lasciato intendere possibili ripercussioni sulla propria presenza in Italia, ipotizzando una revisione dei servizi gratuiti e degli investimenti locali. La controversia evidenzia una tensione crescente tra autorità nazionali e grandi operatori tecnologici, con potenziali effetti su imprese e utenti che non hanno alcun legame con lo streaming illegale.
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