
“Noi stiamo procedendo con questa nuova tornata di intervento normativo, ma questo non vuol dire che siamo in un’emergenza per quanto riguarda la sicurezza.
Adesso la discussione si concentra sull’utilizzo dei coltelli, soprattutto da parte dei giovani, che è un problema testimoniato non solo dalla gravità di alcuni accadimenti recenti, ma è un problema in sé.
Noi abbiamo diffuso dei dati che dimostrano che anche dal punto di vista della fattispecie delle morti conseguenti all’uso e alle violenze perpetrate con coltelli, c’è un trend discendente. Ciononostante c’è questo allarme.
Probabilmente non è solo l’evento drammatico, il reato che in qualche modo ci deve condizionare e preoccupare, ma anche il fatto che venga registrato all’interno delle scuole il sistematico comportamento di portare dietro i coltelli, soprattutto tra i giovani che frequentano le scuole e, lo devo precisare perché è un dato reale che dobbiamo analizzare, non c’è nessuno stigma e nessuna valutazione di tipo pregiudiziale, soprattutto tra i ragazzi che appartengono a famiglie di cittadini immigrati”.
Lo ha dichiarato oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante l’evento di apertura dell’anno accademico 2026 alla Scuola superiore di Polizia a Roma, cui è seguito un dibattito, moderato da Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera, con il procuratore generale della Corte di Cassazione Pietro Gaeta e il direttore dell’Istotuto Notosondaggi Antonio Noto.
Piantedosi ha poi osservato che si tratta di “un dato statistico, non per fare un’operazione di censura diretta nei confronti di una categoria di cittadini che hanno diritti uguali a tutti gli altri, ma perché se dobbiamo trovare il modo di risolvere dei problemi, dobbiamo essere in grado di capire dove sta il problema, quello talvolta dietro questi eventi è anche di carattere culturale, educativo, formativo e quindi ecco perché noi ci siamo mossi non in una logica emergenziale”.


















































