La comunità iraniana ligure e molti genovesi sono tornati in piazza, sabato scorso, con la Marcia per la Libertà da Caricamento a De Ferrari e lo slogan Make Iran Great Again.
Centinaia di persone (circa 500) hanno manifestato con il regime islamico degli ayatollah e la violenta repressione delle proteste che, secondo alcune fonti, ha provocato oltre 12mila morti (qualcuno parla di 20mila vittime, 300mila feriti e anche di iraniani impiccati per strada).
La solidarietà al coraggioso popolo iraniano, che rischia la vita per manifestare contro il regime islamico, è arrivata anche da vari esponenti politici liguri, che l’altra settimana hanno partecipato alla prima manifestazione svoltasi in piazza Matteotti.
Nel corso del corteo di sabato scorso sono state ricordate, oltre alle violenze sistematiche, agli arresti e all’oscuramento delle comunicazioni, utilizzato per isolare la popolazione iraniana dal resto del mondo, anche il terribile il bilancio delle vittime delle proteste.
I partecipanti hanno sottolineato la necessità di un “Iran libero, democratico e laico”, indicando nel Principe Reza Pahlavi una “figura di riferimento per un possibile processo di transizione politica”.
Dalla piazza genovese è arrivato l’appello alle istituzioni liguri, italiane ed europee affinché venga inserito il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche sia inserito “nella lista delle organizzazioni terroristiche”.
“Noi – hanno urlato gli attivisti iraniani dal palco genovese – parliamo ai popoli amanti della libertà del mondo, ma qui non è repressione, questi sono crimini contro l’umanità, si parla di genocidio perché sparano contro i civili indifesi, uccidono i feriti nei letti e negli ospedali. Il regime fa seppellire i corpi in segreto, arresta e tortura migliaia di persone, oscura internet e nasconde i testimoni, ma soprattutto vuole sottrarre i crimini dallo sguardo del mondo”.


















































