E’ fatto risaputo: per Natura tutto è pre-ordinato a corrompersi, ad usurarsi, a perire. E niente e nessuno può sottrarsi a tale malaugurata sorte.
E, fin da subito, la consapevolezza di tale malaugurata sorte ha precipitato l’ uomo (come sovraestensione di genere) nella condizione d’ angoscia.
Ancor più nel tempo presente, l’ uomo continua il patimento del doverne fare i conti. Non a caso ne tenta un rimedio sollazzandosi con i distraenti mezzi disponibili sul mercato, così riuscendo, in certa misura, a tacitarne l’ insorgenza.
In altre parole, la vita umana è contrassegnata dall’ unilaterale superiore stipula di un contratto a tempo determinato, la cui consapevole transitorietà arreca, oggi più che mai, un visibile patimento esistenziale. Per sfuggire a questo patimento esistenziale, l’uomo ha volontariamente e convintamente sostituito la funzione dell’ utile e si è appigliato alla funzione del superfluo, salvifico in quanto distraente.
Dato atto quindi che la tecnologia (leggi scienza) non può trasformare in tempo indeterminato la durata del contratto umano, salvo promuovere nuovi sfidanti obiettivi di longevità e consisterli di fatto solo in un allungamento medicalizzato della vecchiaia (cit. Umberto Galimberti), tuttavia, questa tecnologia potrebbe superare la caducità dei prodotti tecnologici, croce e delizia dell’uomo contemporaneo.
In pratica, acclarata l’ improcedibilità della tecnologia (scienza) a favore di una vita da Matusalemme, è evidente la contraddittorietà nel momento in cui la tecnologia non riversa la propria conoscenza (quando invece lo potrebbe) per ovviare e superare la caducità dei prodotti tecnologici in commercio. Detto fatto, la riversa al contrario, sottomettendo i materiali utilizzati nei sofisticati prodotti tecnologici all’ obsolescenza programmata (pre-stabilire una durata, tale da indurre una periodica rottamazione-sostituzione – def. Web).
Tale indirizzo della conoscenza non può realmente favorire l’uomo: infatti lo asservisce, lo rende sostanzialmente succube delle estranee esigenze del mercato.
A ribadire il concetto, la versione contro-produttiva della tecnologia (cit. Ivan Illich) non conferisce ben-essere ad un uomo, calato ormai nei panni di convinto follower dell’ azienda consumistica.
In conclusione, parafrasando Emil Cioran, l’ uomo, consentendo l’intrusione della contro-tecnologia, mal-intesa come indicatore di progresso, ha commesso un attentato contro se stesso. Massimiliano Barbin Bertorelli
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