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Blue Panda a Portofino, liberati i fondali

Blue Panda a Portofino, liberati i fondali
Blue Panda a Portofino, liberati i fondali

Blue Panda a Portofino, liberati i fondali

Blue Panda a Portofino, liberati i fondali dell’area marina protetta, soffocati dalle reti fantasma

Oltre 200 chili tra reti e lenze, con circa 30 ore di lavoro in immersione fino a 50 metri di profondità

Ogni anno tra 500.000 e 1 milione di tonnellate di attrezzature per la pesca finiscono negli oceani, ogni minuto una tonnellata è persa o abbandonata in mare

Prosegue la missione della BLUE PANDA, la barca a vela ambasciatrice del WWF, insieme all’AMP di Portofino e del Comune di Santa Margherita Ligure
#30by30     #bluepanda     #GenerAzioneMare

Domani dalle 15,30 alle 17,00 l’evento “30 By 30 Per rigenerare il Mediterraneo” in Streaming su zoom

Si sono immersi fino a 50 metri di profondità per recuperare oltre due quintali di reti e altri attrezzi fantasma abbandonati sui fondali: squadre di diver impegnati in 6 giornate di recupero hanno impiegato complessivamente più di 30 ore per liberare gorgonie, coralli, alcuni completamente avvolti dalle lenze, e altre specie marine che popolano le profondità del mare.

Sono alcuni dei risultati delle operazioni di recupero svolte  durante il mese di giugno grazie al progetto Ghost Gear del WWF e organizzate per liberare i fondali dell’Area Marina Protetta di Portofino che, nonostante le sue piccole dimensioni (346 ha), ospita la più importante popolazione di coralli di acque poco profonde del Mar Ligure. Le operazioni sono state svolte grazie all’aiuto di Reef Alert Network e  della communityWWF SUB.

L’ultima delle operazioni di pulizia si è svolta proprio nell’ambito della Blue Panda Week, la maratona di eventi che fino al 7 luglio sono dedicati alla biodiversità marina, organizzata dal WWF insieme all’AMP Portofino e promossa col supporto del Comune di Santa Margherita Ligure.

Il recupero degli attrezzi fantasma è stato effettuato a seguito dell’analisi svolta dall’Università di Genova di 16 siti lungo la parte meridionale del Promontorio di Portofino. In tutti i siti sono stati ritrovati attrezzi fantasma (soprattutto lenze a mano, palangari e parti di tramagli artigianali).

La più alta concentrazione di lenze perse lungo le due estremità del Promontorio (Punta del Faro e Punta Chiappa). Gli attrezzi finora recuperati saranno analizzati, pesati e smaltiti. Verranno inoltre implementate misure di conservazione tramite il nuovo regolamento dell’AMP. Al progetto hanno anche contribuito il comune di Santa Margherita Ligure e il CNR.

Il progetto Ghost Gear del WWF in Mediterraneo, per liberare alcune delle aree più sensibili dagli attrezzi fantasma, riguarda 7 paesi: oltre all’Italia le operazioni si svolgeranno per due anni anche in Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Tunisia e Turchia con l’obiettivo di ridurre gli impatti negativi della pesca fantasma grazie anche alla partecipazione attiva delle comunità locali.

Oltre a coinvolgere istituzioni locali, enti gestori delle AMP, pescatori, subacquei e aziende di smaltimento e riciclo, saranno identificate e implementate misure preventive per evitare che gli attrezzi siano persi o abbandonati in mare, ma anche misure correttive per mappare e identificare gli attrezzi fantasma e assicurare la loro corretta rimozione dal mare.

Infine, verranno promosse attività per migliorare l’efficacia di protezione delle AMP, quali ad esempio l’implementazione di protocolli per la segnalazione e gestione degli attrezzi da pesca persi tramite azioni condivise con i diversi fruitori delle AMP stesse.

LE TRAPPOLE CHE SOFFOCANO IL MARE

Il WWF denuncia come il Mar Mediterraneo sia uno dei mari del mondo con i livelli più elevati di inquinamento da plastica: il 95% dei rifiuti presenti in mare aperto, sul fondale marino e sulle spiagge è plastica.

Ma l’inquinamento da attrezzi fantasma è forse il più mortale: ogni minuto una tonnellata di questi materiali è persa o abbandonata in mare. Il 5,7% di tutte le reti da pesca, l’8,6% delle trappole e nasse e il 29% di tutte le lenze usate globalmente sono perse o abbandonate nell’ambiente marino.

Si stima che almeno il 10% dei rifiuti marini sia prodotto dalla pesca. In particolare, tra 500.000 e 1 milione di tonnellate di attrezzi fantasma finiscono negli oceani ogni anno.

I danni si prolungano nel tempo, visto che la maggior parte degli attrezzi da pesca è di plastica e può impiegare fino a 600 anni per degradarsi. L’attrezzatura da pesca viene persa quando rimane impigliata in coralli, rocce o altre formazioni del fondale marino, rendendo impossibile per i pescatori il suo recupero.

Quando le boe di segnalazione si staccano o ancora quando l’azione delle correnti e delle onde trascina gli attrezzi da pesca lontano dall’area in cui erano stati calati. Ma reti o lenze possono essere abbandonati in mare anche volontariamente per nascondere attività di pesca illegali, non riportate e non regolamentate.

Il progetto Ghost Gear del WWF prevede la promozione di alcune soluzioni tra cui l’adozione di un protocollo comune per la segnalazione di attrezzi da pesca persi, soluzioni innovative per lo smaltimento e riciclo e l’uso di materiali biodegradabili.

 

UNA TRAPPOLA MORTALE ANCHE PER LE SPECIE MARINE

Gli attrezzi fantasma lasciati negli oceani continuano a catturare per anni un’ampia diversità di animali marini, tra cui specie target della pesca (potenzialmente decimando importanti risorse di cibo sia per l’uomo sia per gli altri animali), così come specie a rischio di estinzione. Gli attrezzi fantasma rappresentano, quindi, il più mortale tra i rifiuti di plastica in mare.

Il 45% di tutte le specie di mammiferi marini nella Lista Rossa delle Specie Minacciate della IUCN ha subito un impatto negativo da parte degli attrezzi da pesca persi o abbandonati. Le principali vittime dei rifiuti di plastica nel Mediterraneo sono uccelli (35%), pesci (27%), invertebrati (20%), mammiferi marini (13%), tartarughe marine (5%).

IL VIAGGIO DELLA BLUE PANDA NEL MEDITERRANEO

Da giugno a novembre la barca a vela Blue Panda del WWF solcherà il Mediterraneo: la missione è quella di promuovere i suoi tesori e liberare alcune Aree Marine Protette dagli attrezzi fantasma depositati sui fondali, un pericolo per la biodiversità marina, grazie al lavoro congiunto con pescatori, subacquei e gestori delle AMP.

La prima tappa si celebra con la Blue Panda Week dal 28 giugno al 7 luglio, una maratona di eventi dedicati alla biodiversità marina: la BLUE PANDA WEEK è organizzata dal WWF insieme all’Area Marina Protetta Portofino con il patrocinio del Comune di Santa Margherita Ligure.

Al suo arrivo, domenica 27 giugno, la barca è stata accolta da una festosa regata velica organizzata dalla Lega navale di S. Margherita Ligure seguita poi da una pulizia delle acque costiere svolta in canoa con campionamenti di microplastiche.

Il programma prevede incontri, pulizie dei fondali in apnea, dibattiti a bordo, laboratori didattici, incontri con i pescatori. Venerdì 2 luglio in programma un incontro trasmesso in streaming sul tema “30by30 per rigenerare il Mediterraneo” in cui è previsto tra gli altri l’intervento del Ministero della transizione ecologica.

Gli ultimi giorni saranno dedicati ad un’attività di studio e monitoraggio dei cetacei svolta dai biologi del WWF Italia nel Santuario Pelagos.

Il fitto programma della Blue Panda Week è realizzato grazie alla collaborazione di molte realtà associative e enti locali: Reef Alert Network, WWF SUB, Outdoor Portofino, Università di Genova, CNR – IAS, Apnea Center, Ziguele, Menkab, Luca Piredda.