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La Grande Genova fatta dal Duce compie cento anni, Salis: identità forti

Sindaca Silvia Salis e, a lato, piazza della Vittoria gremita per Benito Mussolini

“La Grande Genova nasce dall’unione di Comuni autonomi con identità forti, che oggi l’amministrazione vuole valorizzare restituendo ai territori un ruolo centrale e attivo nel rapporto con il Comune”.

Lo ha dichiarato ieri la sindaca di Genova Silvia Salis, ricordando il centenario dell’unificazione (1926-2026) dei Comuni cittadini voluta da Benito Mussolini.

Il 14 gennaio 1926 è infatti la data del Regio decreto con cui il regime fascista decise l’aggregazione al capoluogo ligure di 19 Comuni fino ad allora indipendenti, realizzando una delle più vaste operazioni di accorpamento urbano mai avvenute in Italia.

L’unificazione del 14 gennaio 1926 – ha aggiunto Salis – ha dato vita alla Grande Genova, alla città che conosciamo oggi ma non possiamo dimenticare che prima di allora Genova era composta da una costellazione di Comuni autonomi.

Ancora oggi, la forza della nostra città sta proprio nella presenza di realtà territoriali con identità molto radicate, che in parte sono state raccolte e rappresentate dai Municipi.

La nostra azione amministrativa va esattamente in questa direzione: riconoscere e valorizzare quelle identità, restituendo ai territori un ruolo simbolico e operativo nel rapporto con l’amministrazione.

Le tradizioni della nostra città ci insegnano quando siano vive le specificità locali: riconoscerle, farle dialogare e proiettarle nel futuro è una delle sfide più affascinanti per costruire una Genova coesa e consapevole della propria storia”.

“A 100 dalla nascita della Grande Genova – ha ricordato l’assessore comunale alla Cultura Giacomo Montanari – celebriamo un passaggio che ha ridisegnato i confini amministrativi ma, soprattutto, ha dato forma a un’identità urbana complessa, plurale e profondamente legata ai quartieri, alle delegazioni e alle comunità che li abitano.

Il progetto della Grande Genova ha rappresentato una visione di futuro, capace di unire territori diversi per storia e vocazione in un’unica città, proiettata verso la modernità, il lavoro e l’apertura internazionale.

Oggi, nel ricordarne il centenario, siamo chiamati non solo a rileggere quel momento storico, ma anche a valorizzarne l’eredità culturale, sociale e urbanistica.

Un’occasione per rinnovare l’impegno verso una città consapevole delle proprie radici e capace di guardare avanti con coesione, creatività e responsabilità.

In questa riflessione, la cultura ha un ruolo centrale: è lo strumento che ci permette di comprendere il passato, interpretare il presente e immaginare il futuro.

In quest’ottica, il filo conduttore della proposta culturale cittadina per il 2026 sarà quello delle trasformazioni urbane che hanno interessato la nostra città lungo tutto il ‘900″.