Il sindacato esprime timori crescenti tra conti in rosso e ipotesi di privatizzazione
La situazione di AMT Genova continua a generare forte preoccupazione nel mondo sindacale. Dopo le prese di posizione di CUB Trasporti, anche l’USB interviene pubblicamente, affidando la propria analisi a Maurizio Rimassa, della segreteria USB L.P., e a Federico Bairo, RSA USB Trasporti in AMT, che delineano uno scenario definito allarmante per il futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori.
Conti instabili e prospettive incerte
«Dopo le recenti notizie sull’aggravamento della situazione economica di AMT, con numeri che oscillano come montagne russe – spiegano i due sindacalisti – iniziano a sorgere seri interrogativi sulla direzione che si intende prendere per il futuro dell’azienda. Nonostante le continue smentite e gli impegni economici straordinari annunciati dall’Amministrazione comunale, lo spettro della privatizzazione appare sempre più concreto».
Secondo USB, la crescente instabilità finanziaria e la mancanza di certezze sulle strategie di medio periodo alimentano un clima di sfiducia diffuso tra il personale.
Lo scontro istituzionale e il ruolo della Regione
«Lo scontro all’arma bianca tra Tursi e De Ferrari – proseguono Rimassa e Bairo – sta allontanando l’ipotesi di un ingresso di Regione Liguria, soluzione che garantirebbe stabilità al personale e maggiore tutela all’utenza, già oggi vittima di pesanti disservizi su tutto il territorio della Città Metropolitana, e non solo nel Comune di Genova».
Il sindacato sottolinea come il confronto politico in atto stia producendo effetti negativi diretti sui lavoratori, acuendo un senso di precarietà che dura ormai da mesi.
Stipendi, bilanci e timori sul piano di risanamento
«Ripicche, dispetti e prese di posizione figlie di uno scontro politico – che avviene nel momento meno opportuno – stanno alimentando da mesi un clima di incertezza e paura tra i lavoratori. Da luglio a oggi si susseguono notizie su stipendi a rischio, fallimenti, tribunali, inchieste e continui cambiamenti dei numeri di bilancio, nonostante l’esistenza di un piano di risanamento presentato nero su bianco e successivamente smentito dalle ultime dichiarazioni pubbliche. Sorge quindi una domanda legittima: quel piano è già da rifare?».
USB evidenzia inoltre perplessità sulla rappresentazione del TFR tra le passività imminenti. «Desta perplessità la notizia letta sulla stampa che inserisce il TFR del personale, quasi 30 milioni di euro, tra i debiti immediati dell’azienda: una lettura quantomeno forzata, trattandosi di una voce che non richiede un’esposizione immediata».
Privatizzazione e precedenti che preoccupano
Nel ragionamento del sindacato rientra anche il ruolo di soggetti esterni. «In questo quadro, la lettera inviata da ANAC lo scorso ottobre, per tempismo e precisione quasi chirurgici, assume un significato tutt’altro che casuale. In quella comunicazione si indicava come unica soluzione l’apertura all’ingresso di un socio privato».
Secondo USB, anche il confronto tra Comune e Trenitalia sul debito di AMT potrebbe nascondere valutazioni più ampie. «Non è un mistero che grandi gruppi del settore, come Busitalia, osservino con interesse le aziende in difficoltà, non per spirito di salvataggio ma per acquisire asset, massimizzare i profitti e ridurre servizi e personale».
Il richiamo a un modello pubblico
Il sindacato richiama esempi già visti altrove. «L’esperienza dell’Umbria, con la soppressione di linee di trasporto pubblico locale per dirottare risorse su servizi ferroviari più remunerativi, rappresenta un precedente emblematico. È un film già visto, con attori diversi ma con un finale che sembra già scritto».
Da qui l’appello finale: «Chiediamo di essere smentiti dai fatti, non dalle dichiarazioni. Non ci interessa avere ragione, ma riscrivere il finale di questo ennesimo reboot, mettendo da parte le polemiche politiche. Perché un’azienda pubblica, con tutti i suoi limiti, garantisce un servizio universale e capillare; un soggetto privato guarda prima di tutto al profitto. E come sempre rischiano di pagare il prezzo più alto lavoratori e cittadini».
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