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Portuali contro il riarmo: assemblea a Genova e sciopero

Portuali contro il riarmo: assemblea a Genova e sciopero
Una manifestazione di portuali a Genova (immagine di repertorio)

Il 23 gennaio incontro nazionale al Cap di via Albertazzi in vista della mobilitazione internazionale del 6 febbraio

Genova si prepara a diventare il punto di riferimento della mobilitazione dei lavoratori portuali contrari alle politiche di riarmo. Il percorso annunciato prevede due momenti distinti ma collegati: un’assemblea nazionale e, a seguire, uno sciopero a carattere internazionale che coinvolgerà più Paesi.

L’assemblea nazionale al Cap

Il primo appuntamento è fissato per venerdì 23 gennaio alle ore 18, quando i portuali si ritroveranno al Cap di via Albertazzi. L’iniziativa, promossa dal sindacato Usb, riunirà delegazioni provenienti da diversi scali italiani con l’obiettivo di coordinare una piattaforma comune di protesta. L’incontro rappresenta un passaggio organizzativo centrale per definire strategie e modalità della mobilitazione successiva.

Verso lo sciopero internazionale del 6 febbraio

Dall’assemblea genovese prenderà forma la preparazione dello sciopero internazionale previsto per venerdì 6 febbraio. La protesta intende estendersi oltre i confini nazionali, coinvolgendo lavoratori dei porti in altri Paesi, con l’obiettivo di esercitare una pressione coordinata sulle scelte politiche e industriali legate al settore logistico e militare.

Le ragioni della protesta

Secondo quanto espresso dall’Usb, i portuali contestano l’utilizzo delle infrastrutture portuali per finalità militari e respingono l’ipotesi di una crescente privatizzazione delle banchine. Al centro della posizione sindacale c’è il rifiuto di collaborare con processi che, a loro avviso, trasformano i porti in strumenti funzionali alle strategie di guerra e agli interessi delle grandi multinazionali.

Il messaggio politico e sindacale

Il sindacato descrive il contesto internazionale come segnato da una progressiva escalation dei conflitti e da un aumento delle spese per gli armamenti. In questo scenario, i lavoratori portuali rivendicano un ruolo attivo, sostenendo che l’azione collettiva e la solidarietà tra realtà di diversi Paesi possano incidere sulle dinamiche economiche e politiche legate al riarmo globale.

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