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Spese pazze 2012-2017: solo controlli e nessun indagato. La smentita di Tursi

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Sala Rossa, Comune di Genova

“Relativamente alle notizie di stampa sulle spese sostenute dai consiglieri comunali nel periodo 2012/2017, si precisa che il regolamento comunale (art. 49) riporta le tipologie di spese rendicontabili, per le quali può essere chiesto il rimborso.

I gruppi consiliari non hanno, né hanno mai avuto, la disponibilità di conti correnti o di liquidità.

Di conseguenza, i consiglieri effettuano di tasca propria le spese relative a beni e servizi, che poi rendicontano agli uffici per la verifica, a seguito della quale percepiscono l’eventuale rimborso”.

Lo ha dichiarato oggi Palazzo Tursi attraverso un comunicato dell’Ufficio stampa del Consiglio comunale.

Il nuovo filone d’inchiesta della procura di Genova, partita nelle scorse settimane con l’acquisizione dei rendiconti presentati dai consiglieri comunali a seguito di una segnalazione da parte di una funzionaria del Comune, sarebbe quindi solo allo stato embrionale e di controllo.

Secondo i primi accertamenti, infatti, al momento risulta che il pm non abbia iscritto alcun nome sul registro degli indagati.

Nel mirino degli investigatori della GdF, che hanno avviato le indagini “esplorative” sul nuovo filone delle cosiddette “Spese pazze” controllando i rimborsi richiesti dai consiglieri del Comune di Genova per la legislatura 2012-2017, ci sarebbero anche le prime spese dei consiglieri comunali dell’attuale legislatura, iniziata a giugno 2017.

Spese pazze a Tursi: nel mirino consiglieri 2012-2017, sequestrati documenti