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Orrore del regime islamico, Linea Condivisa: sostegno a popolo Iran ma no a Scià di Persia

Iran, 12mila morti. Manifestazione in piazza Matteotti a Genova contro il regime islamico degli ayatollah

“Ho partecipato alla manifestazione in piazza Matteotti a Genova, promosso dalla comunità iraniana a sostegno delle proteste in corso in Iran contro il regime islamico degli ayatollah” che secondo le ultime notizie avrebbe provocato almeno 12mila morti e avrebbe impiccato diversi manifestanti per le strade del Paese.

Lo ha dichiarato ieri Gianni Pastorino, capogruppo in consiglio regionale della Lista Orlando e rappresentante di Linea Condivisa.

“Una piazza composta in larga parte da giovani – ha aggiunto Pastorino – attraversata da una richiesta netta di libertà, autodeterminazione e fine della repressione.

Al centro della mobilitazione la denuncia del blackout di Internet imposto dal regime, della violenza contro i manifestanti, delle centinaia di morti e delle migliaia di arresti che stanno colpendo il popolo iraniano.

Sono da sempre schierato contro un regime che ha caratteristiche di tirannia e di oppressione gravissime.

Un regime che reprime nel sangue il dissenso, che arresta, tortura e uccide, guidato da Ali Khamenei e fondato su una teocrazia autoritaria che utilizza la religione come strumento di dominio politico e patriarcale.

Voglio però porre con chiarezza un punto politico centrale: stare contro il regime islamico degli ayatollah non significa accettare scorciatoie o rimozioni della storia.

Non significa sostenere un ritorno dello Scià di Persia o forme di restaurazione monarchica.

Ho memoria e la memoria ci dice che quel passato ha prodotto repressione, torture, una polizia segreta e migliaia di morti. Monarchie di questo tipo non sono un tramite verso la democrazia.

Anche oggi, quando qualcuno indica in Reza Pahlavi l’unica alternativa possibile, credo sia necessario ribadire un principio fondamentale: la libertà del popolo iraniano può nascere solo da una scelta democratica, libera e autonoma del popolo stesso, non da soluzioni calate dall’alto o da nostalgie autoritarie.

Pieno sostegno alle donne iraniane che sono il cuore politico di questa mobilitazione. Ribellarsi al controllo dei corpi, togliersi il velo, occupare lo spazio pubblico è un atto rivoluzionario contro un sistema che fonda il proprio potere sull’oppressione e sulla paura.

La libertà del popolo iraniano non verrà dalle bombe, né da sanzioni che colpiscono i civili, né dall’ipocrisia di una comunità internazionale che chiude gli occhi quando sono in gioco interessi economici ed energetici. Verrà dal coraggio di chi resiste ogni giorno in Iran.

A noi spetta il compito di rompere il silenzio, stare dalla parte dell’autodeterminazione dei popoli e sostenere, senza ambiguità, chi lotta per democrazia, giustizia e dignità”.

Iran, 12mila morti. Destra e sinistra ligure contro l’orrore del regime islamico | Foto