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Israele, da oggi all’aperto senza mascherine. Sileri: in Italia riaperture irreversibili

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Sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (M5S) e prof. Matteo Bassetti (foto di repertorio fb)

Da oggi in Israele non è più obbligatorio indossare la mascherina all’aperto, mentre l’obbligo resta in vigore per gli spazi al chiuso.

La decisione è stata presa nei giorni scorsi dal ministero della Sanità israeliano, in accordo con gli esperti, in base ai risultati della campagna vaccinale che hanno portato ad un drastico calo di tutti i dati indicatori della pandemia da coronavirus.

Il commissario per la lotta al Covid-19 Nachman Ash ha spiegato che “la grande sfida” sarà garantire che le mascherine siano utilizzate in spazi chiusi.

“Spero – ha sottolineato Ash – che possiamo contare sul fatto che ognuno tenga un mascherina in tasca e la usi quando serve”.

Inoltre, dopo attività e locali, da oggi in Israele hanno anche riaperto tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Finora, secondo il monitoraggio del quotidiano Haaretz su dati forniti dal ministero della Salute, 5.341.887 israeliani hanno ricevuto almeno una dose del vaccino anti Covid (quasi il 57,5% della popolazione).

Ci sono attualmente 2.680 pazienti Covid: 201 sono in gravi condizioni e 109 sono collegati ai ventilatori. Dall’inizio della pandemia, i morti con coronavirus in Israele sono stati 6.315.

“I numeri attuali, seppur migliori – ha dichiarato stamane il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (M5S) – in Italia non sono ancora così buoni da abbattere tutte le restrizioni.

Portare l’indice R(t) di molto sotto lo 0,8 permetterà di alleggerire alcune misure e allungare il coprifuoco fino a toglierlo del tutto, ma non corriamo troppo.

L’incidenza di contagi è ancora alta. Dobbiamo scendere sotto i 50 casi ogni 100mila abitanti. Al momento, è necessario mantenere il coprifuoco alle 22.

Tuttavia le riaperture sono irreversibili, non dovremo più temere di dover chiudere. La campagna vaccinale avanza e guardiamo con ottimismo ai risultati ottenuti dai Paesi più avanti di noi, come Inghilterra e Israele.

Le riaperture erano previste per il 1° maggio, cambia poco anticiparle al 26 aprile.

Tuttavia, serviranno attenzione e gradualità nell’allargare le maglie perché con aperture avventate, senza sufficienti controlli, rischiamo di fare passi indietro.

Voglio ripeterlo: non torneremo più alle chiusure. Stiamo uscendo da questa ondata e non ce ne saranno altre che peseranno seriamente sulle ospedalizzazioni.

Anche perché l’incidenza dei contagi è sempre più bassa, caleranno i posti occupati nelle terapie intensive e cominceremo presto a vedere l’effetto dei vaccini sui ricoveri degli over 80. Per avere un calo del numero dei morti, invece, servirà almeno un altro mese.

Non finiremo con il 100% degli over 80 immunizzati, ma una buona parte di questo milione mancante riceverà la sua dose entro fine mese. Per gli over 70, invece, concluderemo il percorso nella prima metà di giugno.

Ai primi di maggio arriveremo a 500 mila somministrazioni di vaccino anti Covid al giorno. Sono sicuro poi che la problematica di Johnson&Johnson verrà superata dall’Ema”.

Per quanto il pass Covid, secondo Sileri l’ideale sarebbe avere un documento europeo, non solo nazionale: “Intanto, partiremo probabilmente con la creazione di un pass cartaceo, per farlo poi diventare digitale più avanti. Saranno tre le possibilità per ottenerlo. Non soltanto la vaccinazione, ma anche un tampone nelle ultime 48 ore oppure l’avere avuto il Covid nei sei mesi precedenti”.