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Al Kustendorf approda il cinema africano con Amjad Abu Alala

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Il filmmaker e producer Amjad Abu Alala al Kustendorf

Il Cinema africano, come saprete, non trova facile diffusione per una serie di motivi che in seguito accenneremo, ma ieri qui al Kustendorf ha trovato la propria collocazione con la proiezione nella sezione “tendenze contemporanee” della pellicola “You Will Die” del filmmaker e producer sudanese residente negli Emirati Arabi Amjad Abu Alala.

Davvero un valido film. Un film che, per quanto sia dedicato alle vittime del cruento conflitto sudanese, non affronta la tematica della guerra, dei rifugiati come forse ci aspetteremmo. Bensì è una storia esistenziale con elementi magici che, pur presentando la realtà rurale e superstiziosa del Sudan, assurge a metafora universale dell'”iniziazione” alla vita al termine di quella che una volta chiamavamo “fanciullezza”.

Ricordiamo che il film è stato presentato nella sezione Nuovi Autori dell’ultima mostra del cinema di Venezia, sicchè si tratta di un livello artistico non indifferente.

La pellicola esordisce con una sequenza di forte impatto, in cui una giovane donna, durante una cerimonia religiosa, tra canti e ritmi ossessivi, chiede al Profeta locale di benedire il figlio neonato, ovvero Muzamil, il protagonista. Mentre il Profeta dice“Possa il Signore concederti lunga vita, fino a venti…” il darwish cade svenuto in trance tra lo stupore timoroso di tutti i presenti, interrompendo bruscamente la benedizione della guida spirituale. La madre, attonita, chiede prontamente al profeta quale sia il significato dell’accaduto. Il Profeta dà ad intendere che Muzamil morirà a ventanni, essendosi interrotta su quell’età la benedizione che stava impartendo;sentenzia senza scampo“Ciò che Dio vuole si realizza inevitabilmente”. La madre sofferente si allontana in maniera dignitosa tra i presenti. Inoltre il marito la lascerà sola per ventanni per recarsi a lavorare in altre regioni dell’Africa con la promessa d’inviarle i soldi per il sostentamento di entrambi.

Da questo momento in poi, un’ombra ostinata di maledizione si riversa su Muzamil che cresce tra lo stigma dei coetanei, che spesso lo brutalizzano con atti di bullismo e la pietà degli adulti. Bisogna intendere come in un paese “superstizioso”in una situazione del genere si diventi bersaglio di derisione sociale. La madre, ostinata, ogni anno fa un segno sul muro della casa e lo incita allo studio del Corano. Gli unici amici di Muzamil sono un coetaneo down, una ragazza di cui si innamorerà ed un ex regista che gli mostra l’arte cinematografica. Ma il vivere nella certezza dell’ora della morte lo fa astenere dal vivere veramente. E qui risiede la metafora in cui ogni essere umano può rispecchiarsi. Perderà molti affetti importanti, tra cui la’amica d’infanzia di cui è innamorato che alla fine sarà costretta dalla madre a fidanzarsi con un altro ed il caro amico filmmaker.

All’alba del suo ventesimo compleanno, incontrerà di nuovo il darwish. Si convince di essere pronto alla morte, ma invero troverà “iniziazione” all’esistenza, concedendosi di bere alcol vietato dal Corano e trascorrendo la notte con una donna. Convinto di trovare la morte, troverà finalmente la vita con tutti gli errori e le imperfezioni che le sono connaturate.

Storia interessante, ben’realizzata dal punto di vista tecnico. Eccellente la fotografia, il montaggio ed i costumi nei tipici intensi colori d’Africa. Interessante anche la colonna sonora dalle note d’un violino nel gusto tipicamente europeo.

Abbiamo avuto modo d’incontrarne il regista Amjad Abu Alala, veramente geniale. Lui, come detto, è stato recentemente ospite a Venezia ed in generale gira per i festivals. Il suo attuale film è molto apprezzato in Sudan, ma poco diffuso negli stessi differenti paesi africani. Pochissimo nel resto del mondo, in quanto non si riscontra interesse da parte dei distributori nel diffondere un film africano che rischierebbe di non apportare particolari incassi. E per quanto concerne il continente africano, purtroppo i differenti governi non favoriscono la diffusione della cultura perché, come si sa, la cultura rende liberi.

E’ stato un vero privilegio fruire della visione d’un cinema diverso dal nostro e proiettarci in una realtà u pò più lontana.

Romina De Simone