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Ultim’ora LN. Volo militare italiano partito da Kabul in arrivo a Roma nel pomeriggio

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Il volo dell’Aeronautica Militare Italiana decollato da Kabul ieri sera in pieno caos con un centinaio di persone a bordo arriverà presumibilmente a Roma nel pomeriggio di oggi e non in mattinata come previsto. Il jet grigio militare italiano, infatti ha dovuto fare scalo in piena notte a Islamabad in Pakistan prima e a Kuwait City in questa mattinata per fare rifornimento di carburante.

L’aereo è atteso a Fiumicino con comprensibili 7 o 8 ore di ritardo e verrà accolto dal Ministro degli Esteri Di Maio e da uomini e donne della Farnesina, delle Forze Armate e da quelle dell’Ordine.

L’aereo di rimpatrio immediato degli italiani dalla capitale del Paese centrasiatico in subbuglio dopo la fulminea e incontrastata presa del potere dei talebani a Kabul che si sono già insediati nel Palazzo Presidenziale dopo la fuga in Uzbekistan o in Tagikistan (le informazioni son contraddittorie e forse volutamente fuorvianti) del Presidente Ghani, è partito ieri sera dall’Aeroporto Internazionale “Ahmid Karzai”  intorno alle 22 ora italiana, mezzanotte e mezza ora locale, con un paio d’ore di ritardo sul “ruolino di marcia”. E’ il primo volo che riporta in Italia i nostri connazionali dall’Afghanistan. A detta di Di Maio, ne seguiranno presto altri.

“Il volo messo a disposizione sul filo dei minuti dell’Aeronautica Militare Italiana con a bordo i nostri connazionali è partito da Kabul” – ha annunciato intorno alle 23:30 di ieri il Ministro degli Esteri, allo Speciale Afghanistan di Radio1Rai.

L’Aeroporto Internazionale “Ahmid Karzai” di Kabul

L’aereo, con a bordo il personale diplomatico dell’Ambasciata Italiana e alcuni ex collaboratori afghani, atterrerà dunque a Fiumicino nel pomeriggio.

Il volo trasporta “circa un centinaio di nostri connazionali”. “A bordo – ha spiegato il Ministro degli Esteri – non solo il personale dell’Ambasciata, dell’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo ma anche nostri connazionali che erano in Afghanistan per lavoro e hanno risposto alla chiamata della Farnesina per tornare in Italia“.

Luigi Di Maio

Il volo atteso nel pomeriggio a Fiumicino “è il primo dei voli che nei prossimi giorni continueranno a decollare da Kabul” per il rimpatrio dei nostri connazionali. Cosi come succede con le altre ambasciate straniere, in Afghanistan “rimarrà un presidio diplomatico, un rappresentante del corpo diplomatico resterà e seguirà il protocollo di tutti gli altri Paesi, garantendo un presidio diplomatico nell’aeroporto di Kabul” ka dichiarato Di Maio. L’Ambasciata è stata chiusa ma da indiscrezioni, non prima di aver dato alle fiamme documenti top-secret coperti dal Segreto di Stato. Ma a cio’ Di Maio non ha fatto alcun cenno. “Inoltre da Roma rafforzeremo il supporto”, poi è “chiaro che vedremo anche l’evolversi della situazione e decideremo come rimodulare il dispositivo” – ha detto ancora ancora il titolare della Farnesina.

L’ingresso dell’Ambasciata Italiana sbarrato

“Devo sottolineare lo sforzo messo in atto in queste ore del corpo diplomatico, del Ministero della Difesa e dell’intelligence, il nostro obiettivo è stato mettere in sicurezza il personale dell’Ambasciata e tutti gli italiani che hanno risposto al nostro appello, la nostra priorità è proteggere gli italiani coinvolti” – ha sottolineato Di Maio.

“Dopo quanto accaduto senz’altro dovremo porci qualche domanda come Occidente, in 20 anni abbiamo formato le forze militari e dell’ordine afghane e una resa così veloce lascia vari interrogativi” – ha proseguito.

“La situazione in Afghanistan è tragica, ma non abbandoneremo il popolo afghano” – ha affermato il Ministro, affermando che “porteremo avanti progetti di cooperazione per tutelare i diritti delle donne, dei bambini e dei cittadini in genere”. “E’ una situazione drammatica – ha concluso Di Maio – ed è nostro preciso dovere tenere la linea della collaborazione con il popolo afghano per aiutare a tutelare i loro diritti facendo quello che poi l’Italia sa fare meglio, cooperazione allo sviluppo con progetti che aiutino la società civile”. Marcello Di Meglio