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Regione Liguria: riportiamo a casa il piccolo Alvin, detenuto in Siria

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Il piccolo Alvin con il papà (Le Iene Mediaset)

“Riportiamo a casa il piccolo Alvin”.

Anche dalla Liguria la campagna per riportare a casa il piccolo Alvin: approvato in Regione ordine del giorno di Ardenti e Puggioni (Lega).

L’Assemblea legislativa della Liguria oggi ha infatti approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dal vice capogruppo Paolo Ardenti e dal consigliere Alessandro Puggioni (Lega) per riportare a casa il bimbo detenuto in Siria.

“Nel dicembre 2014 – hanno spiegato Ardenti e Puggioni – il piccolo Alvin, nato in Italia e abitante a Barzago, in provincia di Lecco, era stato sottratto dalla madre all’età di 6 anni e portato in Siria con l’obiettivo finale di arruolarlo nelle fila dell’Isis.

A fine giugno scorso i responsabili della Croce Rossa hanno però consegnato una lettera di Alvin al padre, rimasto in Italia, in cui il bambino chiede di essere riportato in Italia.

Una dozzina di giorni fa il caso è stato al centro di un servizio della trasmissione Le Iene di Mediaset, che hanno trovato il piccolo Alvin in un campo di prigionia per terroristi affiliati all’Isis, controllato dai Curdi.

Nonostante il ritrovamento, sussistono serie complicazioni burocratiche e diplomatiche che impediscono al padre di far rimpatriare il figlio (la madre risulta deceduta durante i bombardamenti sull’ultima roccaforte dell’Isis a Baghuz).

Il piccolo Alvin è cittadino albanese, ma è nato e cresciuto in Lombardia, dove risiedono il padre e le sorelle.

Oggi l’orfano di madre si trova da solo in questo campo di detenzione nella regione siriana, con un’altra guerra da sopportare e possibili gravi conseguenze psico-fisiche per la sua vita futura.

Pertanto, con questo ordine del giorno abbiamo impegnato Regione Liguria a farsi interprete presso il Ministero degli Affari Esteri affinché metta in campo tutti gli strumenti pratici utili per una positiva conclusione della drammatica vicenda, consentendo il ricongiungimento del piccolo Alvin al padre e alle sorelle in Italia, e favorisca un dialogo diplomatico fra l’Ambasciata italiana e albanese in Turchia, Paese più prossimo alla Siria dove il bambino è tuttora detenuto”.