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Nein di Mattarella a Savona. Salvini e Rixi: al voto. Di Maio e Meloni: impeachment

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Sergio Mattarella, Matteo Salvini e Giorgia Meloni (foto di repertorio)

“Prima gli italiani, il loro diritto al lavoro, alla sicurezza e alla felicità. Abbiamo lavorato per settimane, giorno e notte, per far nascere un governo che difendesse gli interessi dei cittadini italiani. Ma qualcuno (su pressione di chi?) ci ha detto NO. Mai più servi di nessuno, l’Italia non è una colonia, non siamo schiavi di tedeschi o francesi, dello spread o della finanza. A questo punto, con l’onestà, la coerenza e il coraggio di sempre, la parola deve tornare a voi! Prima gli italiani! Io non mollo, per il bene dei nostri figli”.

E’ il post pubblicato stasera su Fb dal leader della Lega Matteo Salvini, a seguito del “nein” del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla formazione del nuovo governo del cambiamento con ministro dell’Economia Paolo Savona (ex reggente del Dicastero dell’Industria nel governo Ciampi, accademico e professore universitario contrario a fare il servo di UE e poteri forti).

“Vergogna! Non accettiamo ministri scelti in Germania o in Francia – ha aggiunto il vice capogruppo alla Camera Edoardo Rixi – il governo italiano deve essere scelto dagli italiani. Credo che oggi sia stata scritta una brutta pagina per il nostro Paese. Speriamo che presto si torni a votare”.

“Quello che è successo è incredibile – ha aggiunto il leader del M5S Luigi di Maio che in diretta su FB ha attaccato il presidente Mattarella – non avevo mai visto una cosa del genere. Dovete sapere che oggi ci è stato impedito di fare il governo del cambiamento. E non perché ci eravamo intestarditi sul nome prof. Savona, ma perché tutti quelli come lui non andavano bene al presidente Mattarella. Tutti quelli che nella loro vita come personalità di spessore avevano preso una posizione e considerazioni in dottrina sull’euro e su questa Europa, e che era stato critico su questi argomenti, oggi non va bene come ministro della Repubblica.  Se questo è il punto, allora abbiamo un grande problema in Italia che si chiama democrazia”.

Poi il M5S ha fatto sapere che chiederà il cosiddetto “impeachment”, ossia la messa in stato di accusa per il presidente Mattarella che se sarà approvato dalla maggioranza assoluta del Parlamento consentirà di cacciare dal Quirinale quello che stasera, in sintesi, è stato definito da molti “un burattino nelle mani dei poteri forti e della UE”. Non è escluso, tuttavia, che come avvenne nel 1991 con Francesco Cossiga e nel 2014 con Giorgio Napolitano, il presidente Mattarella si possa dimettere prima dell’esito del voto parlamentare.

“Sono le banche e la UE che decidono i ministri – ha aggiunto in piazza a Fiumicino il leader M5S – oppure sono i cittadini? Se andiamo al voto e vinciamo e poi riproponiamo il prof. Savona come ministro dell’Economia che facciamo?”.

Una posizione assunta anche dalla presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che su Fb ha inoltre dichiarato: “E’ incredibile. La verità è che non esiste alcuna norma della Costituzione italiana che consenta al presidente della Repubblica di rifiutarsi di nominare un ministro solamente perché non ne condivide le idee. E’ evidente che il presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere e dunque Fratelli d’Italia chiederà al Parlamento italiano la messa in stato di accusa del presidente Mattarella per alto tradimento a norma dell’articolo 90 della Costituzione perché di gente che ha fatto gli interessi delle nazioni straniere e non degli italiani ne abbiamo vista fin troppa”.