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I giudici non fanno una sentenza giusta: scusate era il doppio

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Genova, targa commemorativa tragica alluvione 2011

“Scusate era il doppio”. Sono sostanzialmente intoccabili e guadagnano circa 9mila euro al mese, ma non sono in grado di fare una sentenza giusta. Scambiano i capi d’imputazione, sbagliano due conti e scrivono in modo scorretto un dispositivo.

Accade a Genova, peraltro in uno dei processi più importanti e sentiti dai cittadini: quello sulla tragica alluvione 2011.

I legali difensori dell’ex assessore comunale Francesco Scidone (ex IdV) e del dirigente comunale Gianfranco Delponte oggi hanno confermato che i giudici della Corte d’Appello nei giorni scorsi hanno inviato via PEC una comunicazione con la quale, in sostanza, ammettono che lo scorso 23 marzo (v. articoli precedenti)  hanno sbagliato a scrivere il dispositivo e a pronunciare la sentenza di condanna nei confronti dei loro assistiti per un “error calami”.

In pratica, hanno spiegato gli avvocati allibiti, dopo sei mesi di processo e tre ore di camera di consiglio ben tre giudici non si sono resi conto che il falso era al capo due e non al capo uno.

“In 50 anni di professione – ha commentato Romano Raimondo, decano dei penalisti genovesi e difensore di Delponte – non ho mai assistito a una cosa del genere”.

“E’ imbarazzante – ha aggiunto Andrea Testasecca, difensore di Scidone – definire questo un ‘error calami’ mi sembra una forzatura alla quale reagiremo nelle sedi più opportune”.

Anche perché il “lapsus” di penna può capitare, ma di solito si riferisce al nome di battesimo o alla data di nascita o all’indirizzo di residenza di un imputato o altre “quisquilie” e circostanze minori. Non certo allo scambio di capi d’imputazione e relativi calcoli di anni di pena sbagliati.

I giudici genovesi hanno quindi fissato una nuova udienza per martedì 8 maggio, durante la quale dovrebbe essere riformulato il dispositivo pronunciato in aula il 23 marzo scorso.

Delponte e Scidone rischiano così di vedersi raddoppiate le condanne che passerebbero dai 2 anni e 9 mesi e da 2 anni a 10 mesi a oltre il doppio. Ossia a più di 4 anni di reclusione, come già previsto dalla condanna di primo grado (per Delponte era stata di 4 anni e 5 mesi e per Scidone di 4 anni e 9 mesi). Limite oltre il quale potrebbero finire in galera.

Cittadini genovesi e imputati beffati un’altra volta dalla cosiddetta Giustizia? In ogni caso, appare che non ci sia da fidarsi. Neppure di loro.