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Festino in hotel: 10 sanitari task force albanese sanzionati. Denunce per resistenza e oltraggio

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Premier albanese Edi Rama

Musica a tutto volume e birra a go-go, riuniti in un assembramento in una camera e sul balcone (pare senza mascherine) per festeggiare la fine della missione della task force albanese inviata dal premier Edi Rama presso gli ospedali bresciani, pieni di pazienti Covid-19.

Secondo quanto riferito dal proprietario dell’albergo situato a due passi da una struttura ospedaliera, che ha comunque ringraziato i sanitari albanesi per la loro attività di volontariato, una decina di loro (su trenta) non erano nuovi a certi episodi di sregolatezza fuori dall’ospedale e sono sempre stati difficili da gestire in hotel.

L’altra sera il titolare dell’albergo è stato quindi costretto a chiedere di nuovo aiuto alle Forze dell’ordine, che erano già intervenute in passato per avvertire gli scalmanati albanesi di tenere atteggiamenti più consoni e in regola con le norme italiane.

Il gruppo di sanitari albanesi indisciplinati, dopo quasi un mese passato in corsia per l’emergenza Covid-19 e a tenere presunti discutibili comportamenti in hotel, è stato quindi identificato e sanzionato dalla Polizia con multe fino a 500 euro.

Secondo le prime ricostruzioni, i sanzionati per le violazioni al decreto Conte sull’emergenza coronavirus risultano una decina, ma sembrerebbe che due sanitari albanesi siano stati anche denunciati dalla Polizia per resistenza e oltraggio.

“Purtroppo nell’albergo in cui eravamo alloggiati a Brescia – hanno poi spiegato i sanitari albanesi – ci siamo un pò lasciati andare all’esternazione della nostra soddisfazione per l’opera compiuta e per avere avuto i risultati negativi alla prova del doppio tampone, che non impedirà di continuare il nostro lavoro, senza renderci conto di avere recato disturbo.

Nel riconoscere che le Forze dell’ordine hanno svolto il loro dovere, ci rammarichiamo sinceramente di quanto accaduto.

Abbiamo inviato uno scritto di spiegazioni del particolare stato d’animo in cui ci troviamo, nella speranza che le nostre giustificazioni possano essere accolte dalle autorità italiane”.