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Crollo Morandi. Le voci contro. Spalla e Briga

L'architetto e professore universitario Giovanni Spalla

 

GENOVA Ponte Morandi. Voci contro. Nel giorno della memoria celebrato in grande stile sotto la Pila 9 del costruendo nuovo Viadotto Valpolcevera made in Renzo Piano con la pomposa Santa Messa celebrata dal Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo della Superba, dimissionario dalla CEI e da poco incaricato del titolo di Presidente della CEE (Conferenza Episcopale Europea), l’Architetto e Professore universitario Giovanni Spalla dice la sua a SkyTg24: “Il Ponte Morandi non andava demolito e distrutto dagli esplosivi. Era un bene storico-architettonico tutelato dal Ministero dei Beni Culturali. Si doveva e si poteva ricostruire partendo dai monconi rimasti”.

L’architetto Spalla affonda la lama nel mare magnum delle polemiche assopite dalle grandi cerimonie di Stato. “Ricostruire il Morandi così come era prima del crollo sarebbe stato non solo un atto di Legge amministrativo ma anche un dovere sociale e storico. Un’opportunità cronologica e perdipiù economica”.

Spalla ha fatto l’esempio di uno dei due “gemelli” del Morandi genovese, ovvero il Ponte di Al Wakouf in Libia. “Il Morandi libico identico a quello polceverasco è stato sottoposto a restauri efficienti ed efficaci da primarie aziende italiane in tempi ristretti e con costi irrisori. Ora è rinato esattamente come ai tempi della sua progettazione e costruzione e regge a carichi di transito tre volte superiori alla sua portanza”.

Altre motivazioni e ipotesi sul drammatico crollo del Morandi esattamente un anno or sono vengono dall’ingegner Franco Briga, Capo Perito per conto di Autostrade per l’Italia: “Abbiamo fatto ben nove perizie sui resti del Morandi e sui detriti esaminabili. Ebbene – afferma convinto Briga a Sky Tg24 – non siamo per niente convinti della unica tesi del cedimento dello strallo.

Per noi è stato un eccezionale ed imprevedibile insieme di concause. Non escludo per niente l’ipotesi del fulmine che avrebbe centrato con la forza di 30mila volt la cima dell’arcata crollata, abbinata al vento del temporale e alla caduta contemporanea del rullo d’acciaio Ilva da un autotreno del peso di 30 tonnellate”.

La parola finale spetta ora alla Magistratura.

Marcello Di Meglio