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Venerdì in uscita l’album La Differenza di Gianna Nannini

Venerdì in uscita l'album La Differenza di Gianna Nannini

Gianna Nannini alla riscoperta delle origini folk, blues e rock per fare… “LA DIFFERENZA”.

Il nuovo album di inediti in uscita venerdì 15 novembre.

Un disco registrato a Nashville in presa diretta «che brucia di un fuoco puro e antico ma suonato in epoca digitale»

A maggio 2020 al via il TOUR EUROPEO. Il 30 maggio 2020 l’atteso concerto allo STADIO ARTEMIO FRANCHI di FIRENZE.

GIANNA NANNINI racconta “La differenza”.

Si pensa a Nashville collegandola spesso al Country & Western, dimenticando quello che invece ha significato la musica race in questa città meravigliosa, soprannominata “music city”. Nashville a partire dagli anni Quaranta e nel dopoguerra era il principale centro del Mid-South per quanto riguarda il blues, il rhythm and blues, il jazz e il gospel.

Nelle mie radici c’è sempre stato un sangue bianco-nero, sono ripartita dal blues verso il soul e il rock alla mia maniera. Conny Plank mi diceva che ogni paese ha il suo blues, basta che lo si faccia, che lo si produca che lo si alimenti, nella propria cultura di appartenenza.

Ma soprattutto, ed è il motivo per il quale ho scelto di punto in bianco di registrare questo disco a Nashville, qui grazie alla bravura dei musicisti non si registra con gli “overdubs” ma suonando tutti insieme nello stesso momento senza correzioni, post take.

Nello stesso modo ho anche scritto i testi, condividendo con Pacifico delle live session sui testi, parole scritte con la voce e il microfono.

Tutte le canzoni sono nate nel mio studio, vicino a Gloucester Road, a Londra “Una stanza tutta per me” (come diceva Virginia Woolf) che ho chiamato “MYFACEStudio” e che mi ha consentito un’intimità assoluta e una concentrazione totale dedita alla scrittura.

Questo disco fa “La differenza”, e si sente, lo spirito live pervade ogni canzone.

Queste 10 canzoni rimangono il documento di un pezzo di vita o di tante altre vite, perché l’ispirazione è una cosa magica, e quando arriva una melodia è una grande emozione e non bisogna farsela scappare.

Io che ho sempre scritto di uguaglianza, di libertà e liberazione dalle paure, non ho paura di guardare, di amare, di abbracciare chi sa fare la differenza.

A volte è la gentilezza a fare la differenza, a volte la forza, il coraggio. Tutti siamo capaci di gesti che ci portano fuori dalla ripetizione, dalla prevedibilità a cui spesso sacrifichiamo la nostra vita.

Nella canzone “La differenza”, una donna innamorata, quindi dipendente ma fortissima proprio per le certezze che le danno i suoi sentimenti, dice semplicemente la verità: vai, fai e disfa ma la differenza tra me e te la faccio io. Lo dice divertita e consapevole, senza menarla.

La Differenza la stavo cercando. In realtà la cerco sempre, ma questa volta ho messo in fila solo incognite, nessuna certezza, o quasi. Erano tutte scommesse, evidentemente per me l’importante era non andare sul sicuro. Andare a Nashville, che mi ha richiamato come una sirena. Ma che come una sirena poteva ingannarmi.

Lavorare con Mauro Paoluzzi, con Gino Pacifico, con Fabio Pianigiani. In genere dopo tanti anni di collaborazione l’intensità cala, ci si conosce perfettamente. E spesso in Musica, come in Amore, i rapporti lunghi ti confortano ma non consentono l’imprevisto, il guizzo. Con questi collaboratori abbiamo lavorato come se avessimo sedici anni, abbiamo ritrovato lo stupore che le canzoni quando nascono meritano. Perché una canzone nel momento in cui nasce è uno dei piccoli miracoli che noi esseri umani sappiamo fare, una creazione.

Gianna

GENESI DI UN DISCO CHE FA LA DIFFERENZA.

Rieccomi.

A marzo 2019 sono andata a Nashville.

Al buio, non conoscevo nessuno. Avevo solo l’indirizzo e il telefono del chitarrista e producer Tom Bukovac, contatto che mi ha dato il mio amico Dave Stewart.

L’esigenza era quella di registrare le mie canzoni in presa diretta, senza campionature e senza i cosiddetti “overdubs”, il metodo per cui si registra uno strumento alla volta, prima la batteria, poi il basso, poi la chitarra, etc. Doveva essere un live in studio, un disco registrato in presa diretta ma con le attrezzature tecniche di oggi. Un disco che bruciasse di un fuoco puro e antico ma suonato in epoca digitale.

A Nashville ho capito che si poteva fare, ma solo con una “killer band”, la band che mi ha trovato Tom. Tutti super musicisti americani di una specie precisa: «Suonano insieme registrando in presa diretta».

La cosa bella è stata quando hanno ascoltato la mia voce nei provini – perché mica mi conoscevano! – Tom si è alzato in piedi e ha detto che la mia voce è “Awesome”… non capivo il termine… sono andata nel vocabolario, voleva dire qualcosa come “impressionante”. Quindi la mia voce per loro faceva una certa “differenza”, come il titolo della canzone.

E così ho registrato “La differenza” in America, in Tennessee, dove ho trovato il suono che cercavo. Un suono che mi stava a pennello, un suono per le mie corde, perfetto per le mie canzoni. Questo era il momento adatto per questo disco, il momento in cui io e l’America eravamo pronte l’una per l’altra. Loro, l’altra “differenza”.

Quando ho deciso di fare il mio nuovo album era settembre 2018. Non avevo ancora scritto niente ma avevo un’idea precisa: ripartire dalle mie origini folk-blues-rock senza prestare il fianco a nessuna moda. Volevo riprendere quel capitolo sospeso con l’album “California”.

A quei tempi lo slogan era “Siamo noi la California” e lo seguii, grazie all’aiuto di Conny Plank cercai e trovai la mia identità sonora e vocale: mediterranea ed europea. Ora volevo e potevo andare oltre.

E così ho cominciato, piano, voce e chitarra, a buttare giù idee molto ‘bluesy’ nella mia stanza presa in affitto a Gloucester Road (come dice la canzone), uno spazio mio, dove poteva entrare solo la musica e chi la condivideva con me. Incoraggiata dal libro di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé (A Room of One’s Own)” ho pensato che sarebbe stato bello condividere questa stanza e quello che succedeva lì dentro sul mio profilo Instagram. E quella stanza l’ho chiamata “MYFACEStudio”.

Il primo ad entrare nel “MYFACEStudio” è stato Gino Pacifico. Un connubio che è più di una certezza di verità nei testi. Sì, perché non volevamo buttarci a scrivere testi su un computer, ma fare delle session sulla parola, cantare subito il testo al microfono come si fa nello slang blues, cantare come parlare, fare Jam con le parole finché non viene il “brivido”. In quella stanza a Gloucester Road mi ha raggiunto anche Fabio Pianigiani compagno di dischi “belli e impossibili”… Con lui siamo partiti da Noi, ascoltando i suoni grezzi del Tennessee e pensando alla promessa fatta a Conny Plank quando mi disse: «Gianna, un giorno dovrai fare un disco soul perché quella è la vera musica per la tua voce».

Poi un giorno il magico reincontro con Mauro Paoluzzi. Mi hanno fatto un’intervista in TV per LA7 durante la quale si riaprivano i master originali. L’album era “Latin Lover” e si sono presentati i musicisti che hanno fatto parte di quel progetto, fra cui Mauro. Dentro quello studio televisivo mi si sono spalancate le porte dell’America. L’abbiamo pure suonata quell’ ”America”, nella versione originale, e ci siamo riabbracciati forte. Lì, su un pianoforte, abbiamo messo le note di quella che è diventata “La differenza”. Poi anche Mauro col suo calore e la sua chitarra avvolgente è arrivato al MYFACEStudio.

MYFACEStudio dopo un mese era il porto di mare di amici e nuovi musicisti, incontrati anche un po’ per caso. Come è stato con i Baytrees. L’elettricista che metteva i cavi del Wi-Fi in studio sente che io suono e mi dice che lui conosce una band molto forte, i Baytrees. Ho detto che volevo incontrarli, una band tutta di origine Jamaicana. Con loro ci siamo buttati in svariate session blues-rock una dietro l’altra à gogo, un delirio di idee, che ha portato a scrivere una bellissima canzone, “A chi non ha risposte”, a cui la vocalist Wendy Moten ha regalato le sue meravigliose improvvisazioni “soul-gospel”.

Ovviamente non poteva mancare un pezzo con Dave Stewart. Ci eravamo rivisti durante una trasmissione TV in Germania dove ho cantato per il tributo a NENA. Anche lui era lì per lo show e gli ho ricordato della promessa a Conny Plank (sia io che gli Eurythmics siamo nati lì, nel suo studio). L’ho praticamente solleticato e invitato a nozze. Così collaboriamo, ci rivediamo a Londra nella camera del suo “Hospital”, e da lì salta fuori questo Harbour Reggae diventato “Romantico e Bestiale”.

E poi avevo la prima canzone che avevo scritto per questo album: “Motivo”, e ne volevo fare un duetto. Mi piace la voce graffitara di Coez, lo scopro prima de “La musica non c’è”, con “Faccio un casino”. Lo chiamo, era a Londra, mi raggiunge, si va al sushi e si improvvisano parole. “Motivo” lo colpisce particolarmente, mi dice che vuole provare a fare una cosa alla sua maniera. Ecco, mi dico osservando quel suo modo elegante di fare, un altro che fa la “differenza”. Unico duetto di questo album, una perla.

In tutto questo una scelta finale è stata fondamentale, quella dei missaggi. Chi poteva capire la forza di questo disco suonato da un ensemble? Alan Moulder! E la fortuna ha voluto che dicesse di sì, che erano anni che non sentiva un disco così, suonato tutti insieme, da poter mixare. E poi grazie anche a Pino Pinaxa che ha fatto in tempo a fare suoi due dei mix di questo album, facendo anche lui la sua differenza.

Insomma, è il disco che volevo fare, dall’inizio alla fine.

E non sarebbe stato tale senza questi mix di Alan, senza le registrazioni straordinarie fatte a Nashville con quei musicisti e con quei microfoni unici nelle mani di John McBride, senza gli interventi e l’assistenza di un produttore Italiano del calibro di Michele Canova, e senza l’Amore di tutte le persone che mi sono state davvero vicino per realizzare questo album, un album che è “LA DIFFERENZA”.