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Studente ucciso da marocchino a scuola, Becchi: fra italiani ci sarebbe stata una scazzottata

Lo studente 18enne di origini egiziane deceduto. A lato il coetaneo di origini marocchine impugna il coltello in classe

All’Istituto Einaudi-Chiodo della Spezia uno studente di origini marocchine, dopo una lite con un coetaneo, ieri ha ammazzato in classe un altro studente 18enne, di origini egiziane, con una coltellata. Secondo quanto emerso, il marocchino si sarebbe portato il lungo coltello da casa.

La prima reazione è di tristezza e di dolore per un ragazzo che aveva una vita davanti a sé e che è stata interrotta in modo violento, e al vuoto che lascia nella sua famiglia.

La seconda pone subito un interrogativo. Ma si va a scuola con un coltello? Non è pazzesco, come ha giustamente sottolineato anche il vicepremier Matteo Salvini?

Due giovani ragazzi, entrambi di origini nordafricane, che litigano per un “futile motivo” che è molto banale: una questione sentimentale per una ragazzina contesa.

Se così fosse la provenienza dei Paesi di origine potrebbe giocare un ruolo.

Non sono un sociologo e quindi potrei sbagliarmi, ma penso che tra due italiani ci sarebbe stata, per una questione del genere, una scazzottata che poteva anche finire male.

Più difficile, credo, pensare a un accoltellamento a morte e quindi a un omicidio come quello avvenuto nella scuola spezzina, che parrebbe appunto aggravato dai “futili motivi” e premeditato per via della lama lunga 20 centimetri che sarebbe stata portata, dall’aggressore marocchino, da casa a scuola nello zainetto.

Un nuovo decreto sicurezza, però, serve a poco. Reprimere non serve più di tanto.

Semmai la questione da porsi è un’altra. Ma era la prima volta che questo ragazzo nordafricano girava col coltello a scuola e per le strade della Spezia? Se così non fosse perché qualcuno, inclusi i genitori, non l’ha fermato prima?

Vorrei tuttavia insistere anche su un altro profilo. In passato la violenza era tra generazioni diverse, figli contro padri, giovani che sfidano le autorità, oppure tra giovani che aggredivano e purtroppo anche uccidevano altri giovani per motivi politici.

Insomma, la violenza nasceva da un conflitto sociale.

Oggi, invece, si uccide o ci si uccide magari solo per una folle gelosia derivante da una foto che “non doveva finire” sui social network ossia sotto gli occhi di tutti gli altri.

In passato, giusti o sbagliati che fossero, c’erano dei punti di riferimento. Oggi non c’è più niente, o meglio c’è solo una solitudine infinita e “soli si muore” o si uccide. Prof. Paolo Becchi