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Revoca domiciliari, ricorso al Riesame. Lista Toti: negato diritto esercitare mandato

Toti: il Riesame deciderà lunedì 8 Luglio sulla libertà
Governatore ligure Giovanni Toti (foto di repertorio fb)

“E’ un rigetto che non mi ha stupito. Me lo aspettavo, viste anche le anticipazioni di stampa dei giorni scorsi. L’ho letto: il contenuto a mio avviso ci dà spazio per un ricorso al Tribunale del Riesame che faremo la prossima settimana”.

Lo ha dichiarato stasera l’avvocato genovese Stefano Savi, legale difensore del governatore ligure Giovanni Toti, commentando il rigetto dell’istanza di revoca degli arresti domiciliari depositato oggi dalla gip Paola Faggioni.

“Con Toti – ha aggiunto Savi – abbiamo fatto una serie di osservazioni trovandoci concordi. La volontà di andare al Tribunale del Riesame e impugnare questo provvedimento”.

Per quanto riguarda i tempi, Savi ha invitato a fare “riferimento alla fissazione della data del Riesame per Paolo Emilio Signorini che è il 28 giugno. Quindi, più o meno ci vorrà un mese, un mese e mezzo”.

“È un’ordinanza, quella con cui viene negata la libertà a Giovanni Toti, che ci rammarica e che ci pone alcuni interrogativi”.

Lo hanno affermato stasera i consiglieri regionali della Lista Toti.

“Con il parere negativo – hanno aggiunto i totiani – alla revoca degli arresti domiciliari viene minato il diritto del presidente Toti di esercitare, in una fase ancora di indagini preliminari, il mandato che gli elettori liguri gli hanno assegnato.

Da governatore può reiterare i reati, viene scritto nella motivazioni. Significa che se si fosse dimesso, e avesse rinunciato al ruolo di governatore e al suo mandato elettorale, sarebbe ora un uomo libero?

È un cortocircuito. Il piano politico che viene subordinato a quello giudiziario in una fase di indagini preliminari, in cui nessuna sentenza è stata pronunciata e in cui dovrebbe valere il principio del garantismo nei confronti della persona e del ruolo che ricopre.

Il fatto di considerare il ritorno in carica del presidente di Regione come elemento determinante per la previsione di nuovi reati e per l’inquinamento probatorio, rischia di trasformare la sospensione dall’incarico, appunto, in una decadenza già nella fase delle indagini.

Una decisione che non tiene conto del giusto equilibrio costituzionale tra tutela del processo e tutela della volontà popolare. E questo accade in assenza non soltanto di una condanna, ma anche di un rinvio a giudizio”.

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