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La pesca sportiva mette in pericolo uccelli marini e costieri

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Ormai quasi tutte le specie animali marine sono in preoccupante rarefazione

Gli animali marini sono in preoccupante rarefazione, a causa della pesca commerciale eccessiva , ma anche di quella sportiva praticata oltre 160.000 persone nella sola Liguria

ma quest’ultima, per colpa di tanti maleducati, uccide anche uccelli marini e costieri.

Ne sa qualcosa un giovane marangone, che ha ingoiato amo e lenza abbandonati o perduti da un pescasportivo a Varigotti e recuperato quasi moribondo dai volontari della Protezione Animali savonese; dalle radiografie è risultato che l’amo era finito nello stomaco con rischio di emorragie, mentre la lenza, che gli usciva dal becco, gli impediva di alimentarsi; per estrarlo, con un’attrezzatura non invasiva munita di un aspiratore speciale, la bestiola è stata portata dai volontari dell’Enpa a Livorno, al CRUMA (Centro Recupero Uccelli Marini ed Acquatici – Lipu), dove i veterinari hanno effettuato l’operazione con successo ed è ora in convalescenza.

Di fronte alla maleducazione ed all’evidente indifferenza di tanti pescatori cosiddetti “sportivi” verso gli animali, Enpa fa appello a chi frequenta le spiagge (ed alle organizzazioni che promuovono lodevoli iniziative di raccolta della plastica in mare) affinché elimini, con le dovute cautele, ami, lenze e reti che trova sugli arenili; ed auspica norme più severe nella materia, che attualmente consentono di catturare ben 5 chili di pesce al giorno, anche con strumenti professionali come nasse e parangali, in un mare con poche e minuscole aree protette.

Sono già oltre duemila gli esemplari di fauna selvatica feriti, malati o in difficoltà soccorsi quest’anno dai volontari dell’Enpa, associazione privata non governativa che riceve soltanto un contributo regionale largamente insufficiente; ed attende che la Regione Liguria organizzi un servizio pubblico di recupero e cura con mezzi e risorse adeguati.