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Inaugurata Casa Rifugio Elisa, nuova casa protetta per donne vittime violenza

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L'inaugurazione della Casa rifugio Elisa

E’ stata simbolicamente inaugurata presso il Centro Antiviolenza Mascherona di Genova, la Casa Rifugio Elisa, la nuova casa protetta che accoglierà le donne che intraprendono percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

La struttura, che dispone di quattro posti letto, è stata realizzata su progetto della cooperativa “Il cerchio delle relazioni”, con il sostegno della Regione Liguria e di Costa Crociere Foundation.

Il Centro Antiviolenza Mascherona, che dal 2009 ha aiutato ad affrancarsi dalla violenza domestica più di quattromila donne, dispone su Genova e provincia di 25 posti letto in 4 strutture tra primo e secondo livello.

Grazie alla nuova Casa Rifugio Elisa saranno disponibili altri 4 posti per accogliere le donne anche con i loro figli.

In occasione dell’inaugurazione sono state presentate e distribuite anche le prime copie dell’agenda “Dodici Mesi contro la Violenza”, realizzate con il contributo di Coop Liguria che riportano passaggi della convenzione di Instanbul contro la violenza sulle donne e la violenza domestica.

Il progetto ha l’obiettivo di diffondere la Convenzione tra gli operatori e le operatici che si occupano del fenomeno.

La Convenzione di Istanbul è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza.

Casa Elisa è la rappresentazione concreta dell’impegno del Centro Antiviolenza Mascherona per garantire la protezione alle donne che scappano da situazioni di violenza, come sancito dall’articolo 23 della Convenzione di Istanbul: “Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per consentire la creazione di rifugi adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente per offrire un alloggio sicuro alle vittime, in particolare le donne e i loro bambini, e per aiutarle in modo proattivo”.

Il Centro si rivolge a donne con o senza figli indipendentemente dalla loro nazionalità, etnia, lingua, cultura, religione e situazione economica e a minori vittime di violenza assistita o subita.

Nei primi dieci mesi del 2019 si sono rivolte al Centro Antiviolenza 434 donne, registrando un leggero incremento rispetto all’anno precedente. Generalmente il primo contatto è telefonico.

L’operatrice che risponde, se la donna può parlare liberamente, raccoglie la sua esperienza, rassicura l’interlocutrice sulla riservatezza della conversazione e cerca di stabilire con lei una comunicazione significativa, spiegando nel contempo cosa può offrire il Centro Antiviolenza.

Dopo il primo contatto, l’82% delle donne ha deciso di intraprendere un percorso di fuoriuscita dalla violenza.