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Il Nano Morgante | Pandemia forever

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Il Nano Morgante | Pandemia forever
Il Nano Morgante | Pandemia forever

In soldoni, la diffidenza e la reciproca incuranza che l’individuo nutre per il suo simile nascono dalla consapevole personale incapacità di reagire alle circostanze.

E’ prevedibile che le esperienze pregresse, quando connotate di disagi, tribolamenti e paure, orientino nel tempo ad una forma di disagio che si manifesta per scontrosità e per allontanamento dal prossimo. Ed è anche prevedibile che tale vissuto personale inzeppi ogni relazione con il cuneo della malevolenza, talvolta ingiustificata.

L’idea di tenere a distanza gli altri compone la protensione in atto, il cui sottofondo emotivo è implicato nel sospetto reciproco e nella sottaciuta convinzione di avvantaggiarsi di tale arroccamento difensivo. Una situazione ormai generalizzata il cui esito è argomentabile in un clima socialmente ostile.

A calare l’asso su questa situazione già di per sé critica ha provveduto la vicenda pandemica con la pertinente informazione mediatica che, tra l’altro, ha esponenzializzato la civica belligeranza e, nel  trascurare il benessere socio-psicologico dei cittadini, ha innestato la fobia del contatto, il simulacro dell’untore.

Detto fatto, ripresa per comodità l’ impudente definizione di un “italiano, tra un viva e un abbasso, senza fibra e senza cultura” di F. De Sanctis, è visibilmente calato sulla società  un fumus emergenziale da pandemia forever, che con difficoltà permetterà all’individuo di rientrare nei panni precedenti, ad un cosiddetto rango di normalità.

Questa “medicalizzazione disciplinare della vita”, per citare in combine M. Recalcati  & I. Illich, rende l’individuo ostaggio di ansie e di paure che non per forza gli apparterrebbero con tale intensità,  se non venissero giorno dopo giorno insufflate con la pretesa istituzionale di tutelare la salute fisica pubblica,  mentre si assiste alla progressiva fragilizzazione della salute mentale.

Da tale realtà non può che esordirne un individuo socialmente ammalorato, vittima invincibile di questa pandemia forever,  teatro vivente dell’esistenza in corso. Massimiliano Barbin Bertorelli