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Denunciati altri sei anziani genovesi: benestanti o all’estero, ma con assegno sociale

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Comando provinciale Carabinieri di Genova (foto d'archivio)

Furbetti delle pensioni. Vanno avanti senza sosta le verifiche dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Genova, in collaborazione con i vertici provinciali dell’I.N.P.S., sull’erogazione del cosiddetto “assegno sociale”.

In continuità con le indagini avviate a partire dall’agosto del 2018, che avevano permesso nel 2019 di denunciare in stato di libertà 13 “insospettabili” benestanti per indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato (ex art. 316ter c.p.) e sequestrare oltre mezzo milione di euro, quest’anno sono stati denunciate per lo stesso reato 6 genovesi.

Si tratta di sei anziani, che hanno illegittimamente usufruito del particolare beneficio assistenziale, disciplinato da una legge del 1995, erogato su istanza dell’interessato e versato dall’I.N.P.S. ai cittadini italiani, agli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza ed ai cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno CE per permanenze di lungo periodo, in possesso di specifici requisiti di età, di reddito e di residenza.

Con riferimento all’età, il contributo è destinato alle persone che dopo il 1° gennaio 2018 abbiano compiuto 66 anni e 7 mesi, ed è questo l’unico requisito rispettato da tutti gli indagati che, ovviamente, non hanno potuto mentire sull’età.

Riguardo agli altri due presupposti (reddito e residenza) il beneficio viene corrisposto quale forma di prestazione assistenzialistica ai cittadini sprovvisti di reddito, ovvero aventi redditi d’importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge fissati in 5.977 euro annui (11.955 per i coniugati).

Inoltre, dal 1° gennaio 2009, è necessario soggiornare legalmente ed in modo continuativo in Italia per almeno 10 anni.

Soggiorni all’estero del titolare che durino più di trenta giorni, salvo che ciò sia dipeso da comprovati gravi motivi sanitari, comportano infatti la sospensione dell’erogazione.

La prolungata sospensione per un periodo di un anno, per il perdurare della mancata residenza sul territorio nazionale, comporta la revoca del beneficio.

I controlli, sviluppati sempre in sinergia con la direzione provinciale dell’Inps di Genova, hanno quindi permesso di individuare ulteriori sei indebiti percettori della pensione, emersi a seguito dei continui accertamenti sulla corposa lista degli aventi diritto (ben 6.000) e dagli incroci con le diverse banche dati disponibili.

Tra gli indagati, alcuni in possesso di solidi patrimoni (beni mobili ed immobili che gli consentivano una agiata vita in quartieri di lusso) hanno dichiarato un falso stato di indigenza.

Mentre altri, benché residenti da tempo in Paesi esteri hanno parimenti falsamente certificato una residenza stabile e continuativa sul territorio nazionale da almeno dieci anni.

Gli investigatori dell’Arma sono riusciti a scoprire due casi in cui entrambi i coniugi, residenti nel quartiere di Albaro, pur non avendone titolo, avevano astutamente inoltrato autonome domande e beneficiato così per mesi dello specifico contributo.

Contestualmente alla denuncia in stato di libertà, è stata avanzata la richiesta di sequestro preventivo per equivalente delle somme indebitamente percepite, per un importo complessivo pari a 140mila euro, oltre a informare tempestivamente l’ente previdenziale per l’immediata sospensione del beneficio.

Gli accertamenti proseguiranno da parte dell’Arma dei Carabinieri di Genova “poiché è ancora copiosa la lista dei beneficiari da verificare”.