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Nue 112: dopo l’emergenza Covid per i nostri un’altra dura prova

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112-Dopo l’emergenza COVID, per i nostri un’altra dura prova

Disastro Mit e autostrade in Liguria: continuano le difficoltà nel trasporto sanitario a causa dei cantieri infiniti

Gli interventi di soccorso di emergenza 112 Nue e i trasporti per l’accompagnamento alle dialisi, ai trattamenti  oncologici e alle altre visite specialistiche, si protraggono per ore “creando un grave disagio per i pazienti costretti a stare sulle autoambulanze per ore e per gli equipaggi che spesso non riescono a rientrare nelle sedi e per poter garantire la continuità del servizio”.

Croce Rossa Italiana Comitato Regionale Liguria oggi ha espresso “grossa preoccupazione e denuncia a gran voce la non sostenibilità della situazione, sperando in una rapida soluzione”.

“Solo ieri – ha spiegato Maurizio Biancaterra, presidente ligure della Croce Rossa – è stato riaperto il casello di Masone sulla A26 che era chiuso dallo scorso 9 giugno.

Questa riapertura è comunque a costante monitoraggio per intervenire con eventuali ulteriori chiusure se il versante franoso dovesse rimettersi in movimento”.

Il presidente Biancaterra si è anche rivolto alla Procura della Repubblica di Genova per esporre la criticità che i Comitati della Croce Rossa devono sopportare e per evidenziare l’elevato rischio che comporta il ritardo nei trasferimenti dei pazienti.

“Da oltre un mese – ha aggiunto il presidente del Comitato spezzino della Croce Rossa Luigi De Angelis la viabilità autostradale Ligure, ed in particolare quella del Levante, maggiormente interessata dai viaggi verso il capoluogo è drammatica con molti cantieri che impediscono la normale percorrenza dei veicoli in servizio di emergenza e trasporti ordinari con tempi medi di percorrenza di 2-3 ore per raggiungere Genova.

La conseguente perdita di tempo può compromettere la salute dei trasportati e non assicura la massima copertura delle sedi nelle ore di transito nelle autostrade”.

Ecco le dichiarazioni degli altri presidenti della Croce Rossa sul territorio.

Il presidente Davide Mentessi del Comitato di Genova Ponente: “Il problema è che essendoci sempre molta coda tutti i servizi secondari sono molto lunghi con code anche di alcune ore in macchina; orari delle visite non rispettati con pazienti disabili per ore costretti un automobile. Inoltre per quanto riguarda le urgenze ad alto rischio i tempi di arrivo al Pronto Soccorso risultano molto lunghi anche se con i sistemi di allarme inseriti per i codici più gravi. Senza parlare dei rientri in sede protratti nel tempo, sia per noi che tutte le altre Associazioni vicine a noi. Diminuendo così il numero di mezzi pronti ad intervenire, perché fermi in coda”.

Il presidente Francesco Boccardo del Comitato di Cicagna: “Le difficoltà riscontrate dalle Associazioni che operano nella ASL4,  oltre a quelle di essere impossibilitati a raggiungere in tempi brevi gli ospedali di Genova per i trasferimenti urgenti riscontrano il problema dei trasporti programmati, dialisi o trasporti di pazienti in terapia chemio; infatti  le continue modifiche sugli accessi ai caselli (spesso segnalate male) hanno obbligato il transito dei mezzi su viabilità ordinaria che anch’essa presenta notevoli criticità.

Per esempio un paziente dializzato della Val Fontanabuona che in tempi normali in 40 minuti viene trasportato, con quello che si è venuto a creare sulla rete autostradale deve viaggiare per 60/90 minuti”.

Il presidente del Comitato di Campo Ligure Duilio Rosi: “Durante questo periodo si è verificata la combinazione micidiale tra il casello di Masone chiuso per frana, la strada del Turchino SP 456 con varie problematiche e il caos autostradale; ovviamente i tempi di intervento si sono dilatati oltre l’accettabile. Raggiungere i pronto soccorso genovesi è diventato difficile, a volte, impossibile. Speriamo solo che da tutto questo caos non ci scappi la disgrazia”.

Il presidente del Comitato di Rossiglione Bruno Pastorino: “Servono dalle 4 alle 8 ore per arrivare a Genova Voltri. In alcuni casi si è partiti alle 8 del mattino con ritorno alle 16 del pomeriggio con il paziente bloccato sulla barella per molte ore in situazione di criticità.

Per i pazienti più gravi è presente l’elisoccrso, ma se impegnati il servizio rimane scoperto per queste situazioni di reale emergenza.

Tulle le Autorità sono informate, l’esposto presentato per il Tigullio ne rappresenta bene la situazione che per i Comitati di vallata sulla A26 è ben peggiore.”

Il presidente del Comitato di  Masone Emanuele Pastorino: “ I nostri problemi più grossi iniziano il 20 dicembre scorso, con il crollo di una parte della volta di cemento della galleria Bertè.

Successivamente la situazione peggiora a seguito delle verifiche strutturali alle gallerie, sino ad arrivare ad avere una sola corsia dal casello di Masone a quello di Genova Aeroporto sia in direzione nord che sud.

Come se non bastasse siamo stati dal 9 giugno ad oggi senza poter usufruire in entrata del casello di Masone per cui eravamo costretti a percorrere la SS 456 del Turchino sino a Prà dove poi poter riprendere l’autostrada.

Il grosso problema si manifesta nei servizi urgenti, in cui anche usufruendo dei dispositivi di emergenza ci troviamo impossibilitati a sorpassare le macchine, stando quindi incolonnati anche in presenza di casi”

La presidente del Comitato di Genova Federica Bonelli: “Il Comitato di Genova, che svolge i propri servizi principalmente in ambito cittadino sul nodo di Genova, si trova ad affrontare quotidianamente un traffico congestionato e la problematica, seppur limitata ad un numero esiguo di servizi, di tempi molti lunghi e spesso non quantificabili per i trasferimenti di pazienti impegnati in terapie fuori città”.

Il presidente del Comitato di Imperia Giuseppe Giannattasio: “Ci si lamenta di un forte disagio che vede i tempi di percorrenza per raggiungere  i centri ospedalieri del capoluogo di regione, per trasferimenti di soccorso 112 o per visite programmate più che raddoppiati rispetto la normale tempistica, aumentando il disagio dei pazienti e limitando la presenza di risorse sul territorio.”