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Vertice con Di Maio a Roma su Ilva, Vella (Cisl): nessun passo avanti

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Si è trovato l’accordo per l’Ilva, c’è la bozza di intesa

“Il tavolo di oggi su Ilva a Roma, come previsto, non ha prodotto alcun risultato. Nessun passo in avanti sul tema dell’occupazione, nessuna risposta”.

Lo ha dichiarato oggi il segretario della Fim-Cisl Liguria Alessandro Vella. Sulla stessa linea anche i colleghi di Cgil e Uil.

“Al tavolo convocato da Di Maio a Roma – ha aggiunto Vella – si è discusso prevalentemente della questione ambientale, con l’anticipo di operazioni per l’ambientalizzazione già previste dall’Aia 2012, e marginalmente di quella lavorativa.

Sul tavolo di ArcelorMittal restano i 4 mila esuberi: anche di questo non si è fatto cenno. Con 62 delegazioni al tavolo e un minuto a testa per osservazioni di carattere tecnico era oggettivamente impossibile sviluppare un dialogo costruttivo ed entrare nel merito delle questioni.

Auspichiamo la ripresa della trattativa e una data d’incontro che dovrebbe esserci con i sindacati per sciogliere i nodi sull’occupazione. A meno che il ministro Di Maio, che continua a prendere tempo, non abbia in mente altre scelte per il destino della siderurgia italiana”.

“Quello di oggi su Ilva a Roma – ha aggiunto il presidente della giunta regionale Giovanni Toti – è stato un tavolo interlocutorio e non di negoziato che dovrà tornare ai suoi tavoli definiti. Come Regione Liguria invieremo al Ministro Di Maio, nelle prossime ore, le nostre ulteriori osservazioni sul piano ArcelorMittal”.

Abbiamo potuto vedere che Mittal ha implementato ulteriormente il suo piano, sia industriale che ambientale. Le Associazioni presenti hanno fatto domande, cosi come il Sindaco di Genova che ha chiesto informazioni specifiche sulla città.

Al termine il ministro Di Maio ci ha chiesto di inviare ulteriori informazioni via mail, cosa che faremo nelle prossime ore.

E’ evidente che il negoziato dovrà tornare ai suoi propri tavoli ovvero per quanto riguarda le relazioni industriali a quello tra azienda, governo e sindacati e poi quello di Genova sull’accordo di programma del 2005 che ha chiuso le aree a caldo con tutti gli obblighi che ne discendono per la Pubblica Amministrazione e per le imprese genovesi, infine quello di Taranto sul piano di ambientalizzazione del quartiere”.