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Tragedia funivia Mottarone, un fermato è il direttore dell’impianto di Rapallo

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La funivia del santuario N.S. di Montallegro a Rapallo (foto di repertorio)

La funivia Montallegro di Rapallo al momento risulta chiusa per verifiche

Enrico Perocchio, direttore d’esercizio per la Ferrovie del Mottarone è uno dei tre fermati per la tragedia della funivia, in cui domenica sono morte 14 persone, ha un incarico analogo anche in Liguria.

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E’, infatti, il direttore d’esercizio dell’impianto del santuario Nostra Signora di Montallegro a Rapallo.

La notizia dell’arresto dell’ingegnere ha scosso Rapallo dove è considerato uno stimato professionista. Proprio per quanto riguarda la funivia, l’unica in Liguria, ha una collaborazione con il Comune da diversi anni.

La “Montallegro” al momento risulta chiusa “per alcune verifiche già programmate e la sostituzione prevista di alcune parti meccaniche”.

L’impianto di Rapallo

Quello di Rapallo che porta al santuario Nostra Signora di Montallegro è l’unico impianto funzionante in Liguria ed è simile a quella di Mottarone, sia per dimensioni che per le modalità di funzionamento.

E’ stato inaugurato nel 1934 e collega la valle del rio San Francesco con il santuario di Montallegro. È lungo 2,4 chilometri per un dislivello di 600 metri.

Gli indagati

Oltre a Perocchio sono in stato di fermo Luigi Nerini, 56enne di Baveno proprietario della Ferrovie del Mottarone e il capo servizio Gabriele Tadini.

Le accuse nei loro confronti sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione degli strumenti atti a prevenire gli infortuni aggravato dal disastro e lesioni gravissime.

Le tre persone, secondo quanto ha spiegato il comandante provinciale dei Carabinieri di Verbania hanno ammesso le proprie responsabilità. “lo hanno ammesso… C’erano malfunzionamenti nella funivia, è stata chiamata la manutenzione, che non ha risolto il problema, o lo ha risolto solo in parte. Per evitare ulteriori interruzioni del servizio, hanno scelto di lasciare la forchetta, che impedisce al freno d’emergenza di entrare in funzione”.

A livello pratico, secondo gli inquirenti, non sarebbe stato rimosso il “forchettone”, un divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che avrebbe dovuto bloccare la cabina  in caso di rottura del cavo trainane. Il tutto in un “gesto materialmente consapevole”, per “evitare disservizi e blocchi della funivia”, che avrebbero causato “un intervento più radicale con un blocco se non prolungato, consistente”.