Home Politica Politica Italia

Senatrice Botto su test Medicina: quesiti errati, rischio ricorsi

0
CONDIVIDI
Senatrice Botto su test Medicina: quesiti errati, rischio ricorsi
La senatrice Elena Botto (Gruppo Misto)

La senatrice anticipa un’interrogazione al Miur

“Sto lavorando ad un’interrogazione al Miur per chiedere come intenda procedere il Ministero con la questione dei test di ammissione a Medicina. Dichiara la senatrice Elena Botto del Gruppo Misto rilevando la presenza di problemi o errori sulle risposte a 4 quesiti.

“I test dello scorso 3 settembre, infatti, che hanno visto la partecipazione di circa 70.000 aspiranti medici per 15.000 posti disponibili nelle Facoltà – attacca la senatrice – contenevano almeno 4 quesiti errati, posti male o le cui risposte segnalate dal Miur erano in realtà sbagliate o senza risposte valide! Questa situazione ha come conseguenza la possibile esclusione dall’ammissione al corso di laurea per persone meritevoli. Inoltre, i quesiti mal posti possono portare anche a un numero consistente di ricorsi che, oltre a gravare sui candidati economicamente (per chi se lo può permettere), peserebbero anche sul sistema giudiziario che tanto si cerca di semplificare e snellire.”

La senatrice, prosegue: “Queste persone hanno diritto di veder riconosciuto il duro lavoro di preparazione a questi test selettivi e di accedere alla Facoltà di Medicina qualora il punteggio sia inficiato da un errore del Miur”… “Aggiungo una considerazione personale: il fatto che in Italia le Facoltà di Medicina siano a numero chiuso è in parte comprensibile per la contingenza storica del momento in cui fu posto e cioè dopo l’apertura a tutte le maturità (prima era abilitante solo il liceo classico), che in particolare vedeva una sovrabbondanza di aspiranti medici rispetto alla popolazione e la necessità di avviare al percorso medico persone preparate ad affrontare il percorso di studi. Tuttavia, questa impostazione ormai superata non garantisce che siano effettivamente ricoperte le specialità più richieste (penso ad esempio a oncologia) né che sia facilitato l’accesso a una professione di cui, in tempo di pandemia, si è dimostrata necessaria un’implementazione in termini di personale medico data la fragilità del sistema di fronte a eventi come quello che stiamo vivendo”, conclude la senatrice.