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Procura: sequestrati i due Tir delle vittime del crollo precipitati dal Ponte Morandi

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Striscione Azione Frontale Genova affisso lo scorso settembre in città

Ieri il pm Walter Cotugno ha dato mandato ai militari del primo Gruppo della Guardia di Finanza di Genova di sequestrare le carcasse dei due Tir precipitati il 14 agosto scorso dal Ponte Morandi a causa del tragico crollo.

Lo ha riferito stamane il quotidiano genovese Secolo XIX.

Il conducente del primo mezzo pesante trasportava una grossa bobina di acciaio e si era salvato per miracolo. L’altro conducente, che trasportava un carico di derrate alimentari, era morto insieme al passeggero e collega di lavoro.

Già un mese fa era stato reso noto che il peso del primo Tir era di circa 440 quintali, non molto inferiore al limite di legge che è di 462.

Un mezzo in regola, dunque, ma anche il più pesante che quella maledetta mattina, alle 11.36, stava attraversando il malconcio viadotto autostradale sul Polcevera.

L’informazione aveva suscitato polemiche e reazioni tra i genovesi anche perché a molti non sembrava che fosse la direzione giusta verso la quale indirizzare gli sforzi della procura per far luce sulle cause del crollo.

Fermo restando l’indagine sugli stralli e la manutenzione del ponte, ora quella parte dell’inchiesta (che al momento vede impegnati 4 pm e indagate 21 persone tra tecnici, consulenti, funzionari e dirigenti di Autostrade e del Mit) evidentemente punta anche a escludere con ragionevole certezza che il peso dei Tir abbia avuto qualche ruolo nel cedimento del viadotto e che il limite di peso di ciascuno rientrasse effettivamente entro i 462 quintali.

La vittima della catastrofe, miracolosamente salva, aveva caricato il Tir all’Ilva di Cornigliano e stava trasportando la maxi bobina allo stabilimento di Novi Ligure.

Tuttavia, come aveva già sottolineato anche l’autista, il mezzo pesante aveva una portata regolare e per questo motivo lo avevano lasciato entrare in autostrada: “Se non sei a posto col carico entro i limiti non ti fanno uscire nemmeno dall’Ilva“.

Inoltre, la testimonianza resa circa un mese fa dal conducente al quotidiano Corriere della Sera era stata chiara: “Tra l’altro, il pilone si è frantumato dietro di me e quindi mi sembra strano che possa essere stato il mio camion. Io sono caduto all’indietro, sono sceso con la strada”.

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Insomma, ricordando che un ponte in ordine non dovrebbe senz’altro cedere e crollare al semplice passaggio di un camion che sfiora od oltrepassa di qualche chilo il limite di carico, a parere di molti genovesi (e non solo) semmai ad essere più a posto sarebbe dovuto essere il viadotto autostradale, che nel crollo ha trascinato con sé 43 vittime e ha messo la nostra città in ginocchio.

In ogni caso, ora si spera che la verità esca fuori e che i magistrati dissequestrino l’area per renderla cantierabile e consentire di cominciare i lavori di ricostruzione al più presto (il gip ha stabilito che i periti hanno tempo fino al 5 dicembre ma potrebbero anche chiedere delle proroghe).