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Popoli che migrano al Museo Doria di Genova

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Popoli che migrano al Museo Doria di Genova

Gli animali e gli uomini migrano ma lo fanno anche le piante quando a loro si apre un nuovo spazio da colonizzare

La nostra storia, anche quella più antica, è stata profondamente modellata dallo spostamento di singole persone edi gruppi. I primi Homo lasciarono l’Africa oltre due milioni di anni fa e da quel momento in poi le varie specie umane che l’evoluzione ha generato si sono disperse nelle più recondite parti del globo, generando mutazioni indipendenti, estinguendosi o ibridandosi con nuove umanità migranti. La nostra storia è quindi simile a un vasto delta di un fiume, le cui acque scorrono incessantemente e i cui rami possono trovare una nuova strada, inaridirsi o confluire in un unico rio. Chi discrimina una qualsivoglia cultura, il diverso colore della pelle, la mirabile varietà e bellezza dei volti e dei corpi, dimostra di non aver compreso la Storia, non solo dell’umanità in sé, ma della Natura stessa. Non esiste infatti un’identità da difendere, bensì una biodiversità da proteggere; esiste solo il divenire di ogni cosa, il mondo in cui noi umani viviamo normalmente, errando di qui e di là.

Fabio Negrino Ricercator. DAFIST – Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia. Università degli Studi di Genova

Ha conseguito il dottorato di ricerca in archeologia preistorica presso l’Università La Sapienza di Roma. Si è laureato in lettere classiche e specializzato in archeologia, nonché ottenuto una borsa post-doc, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. Si è occupato di differenti aspetti della ricerca preistorica e protostorica, dal Paleolitico inferiore all’età dei metalli, approfondendo sia le problematiche più prettamente culturali sia quelle di carattere ambientale. Ha partecipato a numerosi scavi archeologici in Italia e all’estero.

È attualmente impegnato in due progetti: il primo relativo all’estinzione dei neandertaliani e all’origine e diffusione dell’uomo anatomicamente moderno (scavi al Riparo Bombrini e all’Arma Veirana, in Liguria), il secondo invece allo studio del popolamento dell’Appennino ligure-emiliano durante la preistoria, con particolare attenzione all’estrazione e allo sfruttamento delle materie prime silicee (scavo di Ronco del Gatto, in Emilia Romagna).