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L’ultimo saluto negato a Bregungia. Paolo: me lo hanno strappato

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L’ultimo saluto negato a Bregungia, Paolo: Me lo hanno strappato
Bregungia

Ogni cane dovrebbe lasciare questa terra accanto al suo padrone

Bregungia era un cane anziano di oltre 17 anni, un meticcio di tipo Yorkshire che ha vissuto tutta la sua vita insieme a Paolo, un senzatetto che, ultimamente, viveva nella zona di San Teodoro nei pressi del supermercato Basko di piazza Raffaele Sopranis.

Bregungia è stato portato via nella serata di venerdì 22 luglio, da una guardia zoofila che lo ha trasportato in auto presso una clinica della Foce dove poche ore dopo è morto.

Abbiamo incontrato Paolo, 47 anni, che è davvero disperato ed amareggiato per come sono avvenuti i fatti.

L’ultimo saluto negato a Bregungia, Paolo: Me lo hanno strappato
Paolo e Bregungia venerdì mattina

“Io e Bregungia – esordisce Paolo – abbiamo passato oltre 17 anni insieme, abbiamo girato mezza Europa. E’ un cane che non ha mai dato un problema, anche quando lavoravo e restava da solo. Ora me lo hanno strappato via, non sono riuscito a stare con lui negli ultimi istanti della sua vita. Non mi dò pace, è stata una cattiveria”.

Paolo che di professione ha sempre fatto il cuoco, anni fa ha deciso di partire dalla sua Sardegna per conoscere il mondo e lo ha fatto con il suo cane, Bregungia, appunto. Dopo aver girato mezza Europa, si è stabilito in Svizzera dove lavorava ed abitava in un casa con il suo cane.

Bregungia, però, diventa anziano ed incomincia ad avere i suoi problemi. “Ho capito che era invecchiato, ci si avvicinava alla fine – ci spiega Paolo – incominciava a star male, aveva problemi cardiaci. Era arrivato il momento di tornare”.

Paolo, Bregungia e la promessa alla mamma

Paolo deve mantenere una promessa fatta alla mamma che non c’è più, ovvero quella di seppellire in Sardegna il suo cane.

Decide così di licenziarsi, di disdire la casa, le utenze, di vendere le cose che ha e di tornare in Sardegna, a Cagliari.

Arriva a Genova, durante la pandemia da Covid, vuole imbarcarsi. Ha tutti i documenti per lui e per il cane, ma viene bloccato: non è vaccinato.

L’ultimo saluto negato a Bregungia, Paolo: Me lo hanno strappato
Bregungia, la mattina di venerdì 22 luglio

A nulla serve mostrare tutti i tamponi negativi. Va a vaccinarsi, ma non basta ancora, per imbarcarsi e recarsi in Sardegna, serve la seconda dose che a distanza di tempo riesce a fare. Nel frattempo intervengono problemi più seri: i soldi finiscono. Cerca lavoro, ma nulla. Ristoranti ed attività sono chiuse o non hanno bisogno di personale. Prova a Savona e nella zona della Spezia, ma niente.

Bregungia continua a stare male. Lui finisce per chiedere l’elemosina con il proprio inseparabile cane davanti alla Basko di piazza Sopranis e a Sampierdarena. In zona lo conoscono in tanti, diversi dipendenti della Basko e clienti lo aiutano.

Anche alcuni volontari lo aiutano. A Sampierdarena il cane viene seguito e curato da un veterinario.

Bregungia e la flebo dal suo veterinario

Arriva quel maledetto venerdì quando alla mattina Paolo porta Bregungia dal veterinario.

Il cane non mangia e non beve più e gli viene fatta una flebo. Il medico gli spiega che la bestiola è in condizioni disperate che, ormai le cure non servono più.

E’ l’ora di lasciare Genova, Paolo “deve” tornare nella sua Sardegna, mantenere fede alla sua promessa.

L’ultimo saluto negato. Paolo: Me lo hanno strappato
Paolo e Bregungia

I volontari lo aiutano. I documenti sono tutti in ordine. Tramite una colletta, viene comprato un biglietto per il traghetto per lui e il cane. Un tassista si offre gratuitamente di accompagnarlo.

Paolo prende Bregungia e si reca a Sopranis, ha il biglietto in tasca ma deve aspettare un giorno per partire.

“Bregungia mi guardava – ci spiega commosso Paolo – e gli scendevano le lacrime dagli occhi. Mi stava salutando. Sentivo che non avrebbe vissuto a lungo. Eravamo seduti in faccia al supermercato e gli tenevo la zampetta dove gli avevano fatto la flebo. Gliela accarezzavo e le lacrime gli scendevano dagli occhi. Mi stava dicendo che se ne stava andando”.

L’arrivo delle guardie zoofile in piazza Sopranis

“All’improvviso, prosegue Paolo, intorno alle 8 di sera, ho sentito una sirena. Non mi sono preoccupato, ho pensato ad un’ambulanza. Mi sono sentito chiamare, mi sono girato è ho visto due guardie zoofile. Mi hanno detto che erano venuti a prendere Bregungia e dovevano portalo da un medico in quanto stava male.

Io non volevo, erano in due, gli ho detto che era in cura dal veterinario. Niente da fare, mentre parlavo con una delle due guardie, una donna, l’altro ha preso il mio cane e l’ha messo in macchina come fosse un sacco di patate. Poi sono ripartiti velocemente.”

“Mi hanno detto – prosegue Paolo – che tutto era partito da una segnalazione. Ma il mio cane era in fin di vita, ero stato in mattinata dal veterinario dove era in cura, non aveva necessità di altre visite”.

L’ultimo saluto negato. Paolo: Me lo hanno strappato
Il luogo dove si trovavano Paolo e il suo Bregungia al momento dell’arrivo delle guardie zoofile

Paolo viene portato in macchina da una coppia in una clinica della Foce dove è stato portato il suo Bregungia.

Da quanto ci racconta sono presenti le guardie zoofile che gli impediscono di entrare all’interno. Paolo è agitato, non sa cosa fare e si inginocchia pregando di vedere la bestiola. Passa del tempo e gli vengono concessi alcuni minuti per la visita.

I due si incontrano con Bregungia che è stato messo su un freddo lettino di metallo, momenti interminabili per quello che sarà l’ultimo saluto.

Paolo viene fatto uscire, fuori non c’è nessuno ad aspettarlo e torna a casa a piedi dalla Foce a Sopranis.

L’indomani, poi, arrivano le stesse guardie zoofile e gli dicono che Bregungia è morto.

La disperazione di Paolo

Disperazione, angoscia e sgomento. Paolo non sa cosa fare, è arrabbiato: “Sapevo che era in fin di vita, ma doveva morire con me. Bregungia stava morendo, ma è morto di crepacuore, lo so. Me l’hanno strappato, il trasporto in macchina. L’arrivo in clinica tra sconosciuti, il tavolo freddo di metallo della clinica. Poi chi mi assicura che non sia stato soppresso?”.

Diverse persone che l’hanno seguito, cercano di consolarlo. Paolo si reca anche dal prete a Dinegro per chiedere se può dire qualcosa per il suo cane durante la messa, ma niente.

Decide così di recarsi presso i carabinieri di Sampierdarena denunciando quanto accaduto: “Ho chiesto alle forze dell’ordine – ci dice – di fare chiarezza, il mio cane era seguito da un veterinario e io me ne prendevo cura dandogli le medicine tutti i giorni”.

A Paolo, ora, non resterà altro da fare che tornare in Sardegna, pensando che il suo Bregungia sarà sempre con lui. L.B.

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