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Istat sull’economia italiana, tra dati e interpretazione

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Produttività zero, a quanto pare, per la nostra economia nazionale secondo i recenti dati sulla produttività diffusi dall’Istat. Si parla di un documento che divulga un’analisi di ampio raggio, dal 1995 al 2017, quindi oltre un ventennio di economia produttiva italiana che passa sotto il vaglio dei dati. Sono analisi che interessano sia i macro economisti, sia gli investitori a breve termine come quelli che utilizzano strumenti per il trading come trade.com oppure altri software per la compravendita sulle principali borse europee e mondiali.

Le stime sulle misure di produttività degli ultimi 22 anni
La crescita della produttività totale dei fattori in questo periodo è nulla, secondo i dati Istat, ma questo dato va comunque sempre interpretato, dato che l’istituto di statistica definisce questo indicatore prendendo in considerazione, appunto, diversi fattori. Ovvero, si tratta come spiega l’Istat stessa, di una misura che valuta “gli effetti del progresso tecnico e di altri fattori propulsivi della crescita”, includendo sia l’organizzazione del lavoro e del management, sia le innovazioni tecniche del processo produttivo – non da meno, il dato accoglie anche il livello di istruzione raggiunto dalla forza lavoro, come fattore di miglioramento globale dell’esperienza produttiva.

Si tratta di dati che presentano, quindi, l’economia italiana in una panoramica del sistema produttivo tenendo conto del lavoro, del capitale e delle dinamiche di crescita economiche.

A livello di macroeconomia, lo sguardo a lunga gittata determina un indice che confronta il valore (VA) aggiunto con le ore lavorate e il capitale investito – ovvero il flusso della produzione fornito dalle diverse tipologie di capitale, ben variegate come sa chi si cimenta nel trading grazie a piattaforme come trade.com.

Valutazioni produttive tra capitale e lavoro
È stato valutato il settore privato e non quello pubblico, per comprendere al meglio gli investimenti e le produzioni effettuate in questo ventennio, che sono passate da una crescita di valore aggiunto dello 0,7% ma in relazione ad un aumento delle ore lavorate dello 0,3%. In pratica, la produttività del lavoro è cresciuta solo dello 0,4% annuo in tale periodo di tempo. Riguardo al capitale, invece, il tasso di crescita è dell’1,4%, quindi la produttività del capitale è negativa dello 0,7%, e questo è un dato importante per chi opera con trade.com o nel trading in un’ottica lungimirante.

L’indice composito è quello tra lavoro e capitale, e la crescita di questo indice dello 0,7% riporta al dato iniziale da cui siamo partiti, ovvero una produzione totale dei fattori zero, che si annullano. Un’informazione che non può essere recepita, però, senza riflettere sulla storia economica italiana di questi anni, con episodi che ne hanno minato la crescita, come la crisi finanziaria dopo il 2008 – una recessione che ha diminuito la produttività del lavoro allo 0,3% per ogni anno e aumentato nel tempo i tassi di disoccupazione.
La crisi ha divorato nella maggior parte dei casi i progressi fatti tra il 1995 e il 2008, nonostante il fatto che l’occupazione abbia tenuto rispetto anche ad altri paesi europei, e nonostante le risorse messe in campo dall’export – la crisi è stata sfruttata per aumentare le esportazioni e mitigare il “crollo” degli ultimi 10 anni.