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Ispra e Life Wolfalps-EU per monitorare il lupo italiano

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Una coppia di lupi (foto: pixabay)

Quanti lupi vivono attualmente in Italia? Come sono distribuiti lungo il nostro territorio nazionale? Qual è il loro stato di salute? Si concentreranno sulla ricerca di queste informazioni i 4.000 operatori che verranno impiegati in un’operazione di mappatura che procederà da Ottobre 2020 fino a Marzo 2021.

Le attività sono state avviate e saranno coordinate dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) che ha lamentato l’assenza di un insieme organico di dati in grado di fotografare la situazione a livello nazionale.

Il lupo è diventato ufficialmente una specie protetta in Italia. Il provvedimento, già attivo dal 1976 grazie a un Decreto Ministeriale, divenne poi legge nel 1981 ma non si erano mai presentate le condizioni per avviare un progetto di mappatura di ampio respiro come quello attualmente promosso dall’Ispra.

Anche a livello internazionale invece il lupo è tutelato da una serie di importanti provvedimenti. L’elenco delle leggi emanate a protezione del lupo sono state raccolte in un’apposita pagina del sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del nostro Paese.

ISPRA ha voluto coinvolgere nel nuovo progetto anche i lavoratori e gli esperti di Federparchi Europarc Italia e quelli del progetto Life Wolfalps – Eu, che lavora essenzialmente su territorio alpino e subalpino.

Proprio a Life Wolfalps Eu saranno affidate i rilevamenti che porteranno a definire il numero di esemplari di lupo presenti tra la Liguria e il Friuli Venezia Giulia.

Gli strumenti a disposizione degli operatori Ispra e Federparchi saranno di ultima generazione: “I moderni device con programmi di geolocalizzazione forniscono un supporto essenziale per questo genere di operazioni” ha dichiarato la squadra di tecnici di Cercotech.it. “Munirsi di strumentazione affidabile, maneggevole e potente è fondamentale, soprattutto quando si opera in zone che non godono di una copertura omogenea di segnale come, appunto, le zone boschive o montane la cui vegetazione limita molto la propagazione del segnale GPS”.

Su territorio regionale e nazionale la presenza di lupi diminuì a causa della caccia indiscriminata dei primi anni del Novecento, fondamentalmente per la sua folta pelliccia molto apprezzata  per ripararsi dal freddo e anche come campo da indossare per esprimere una posizione di prestigio in società. È tornata ad aumentare solo negli ultimi anni, in virtù del progressivo spopolamento dei piccoli centri montani. Il conseguente allargamento delle zone boschive non densamente antropizzate ha portato all’aumento della popolazione di cinghiali, caprioli e altre specie che sono le naturali prede del lupo.

Per quanto in determinati casi la numerosa presenza di cinghiali in Liguria abbia dato origine a episodi che hanno scatenato l’ironia dei social (come quando Genova visse una vera e propria invasione notturna di cinghiali), si tratta di un problema che sul lungo periodo potrebbe mettere la popolazione ligure in serio pericolo.

Quantificare la popolazione di Lupi è uno step decisivo per capire come e dove intervenire per favorire l’aumento degli esemplari di questa specie, fondamentale anche nella gestione “naturale” del problema degli ungulati su suolo regionale.