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Inchiesta crollo ponte: relazioni tecniche ammorbidite a tavolino, ma Spea respinge accuse

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Crollo Ponte Morandi a Genova: 43 morti

Bozze delle relazioni dei tecnici di Spea (gruppo Atlantia-Autostrade) modificate, ammorbidite con termini meno preoccupanti. In sostanza, è quanto è emerso dalle ultime risultanze dell’inchiesta degli investigatori della Guardia di Finanza di Genova, coordinati dalla procura, che indagano sul tragico crollo del Ponte Morandi.

Ieri gli inquirenti hanno interrogato tre ingegneri di Spea, tra cui il coordinatore e dirigente Maurizio Ceneri, che è stato ascoltato di nuovo oggi in un interrogatorio fiume.

Secondo quanto riferito, è venuto fuori che alcune bozze sarebbero state cambiate dopo le riunioni con l’ingegnere e coordinatore, mentre altre sarebbero state modificate senza dire nulla dallo stesso dirigente.

Gli inquirenti stanno cercando di capire e di dimostrare i motivi per cui quelle bozze delle relazioni sullo stato del viadotto autostradale sul Polcevera, in particolare sugli stralli e i piloni, sarebbero state modificate.

Una delle ipotesi è che si volessero evitare controlli “più  costosi” e “più invasivi” sull’infrastruttura del Ponte Morandi.

La società Spea oggi ha però diffuso una nota in cui ha precisato che i controlli non erano eseguiti “a tavolino”.

“Spea – hanno dichiarato i vertici della società – si avvale di 145 risorse tra ingegneri e tecnici specializzati dedicate all’attività di vigilanza, suddivise tra uffici centrali e uffici locali che operano nelle aree di competenza delle Direzioni di Tronco di Autostrade per l’Italia.

Le attività di controllo si svolgono sul campo, mediante l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, nel pieno rispetto delle leggi e delle normative tecniche e sono periodicamente verificate da enti interni e accreditati certificatori esterni, che ne attestano l’efficacia sostanziale e la correttezza procedurale.

Nelle attività di reporting ispettivo, infine, viene utilizzato un sistema codificato di classificazione dello stato delle infrastrutture, che permette di segnalare con chiarezza lo stato di conservazione delle opere ispezionate e che ha dato prova di affidabilità in oltre 30 anni di applicazione su circa 4000 opere della rete di Autostrade per l’Italia monitorate”.