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Immuni, al via sperimentazione in 4 regioni. Arcuri: caccia agli asintomatici

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App Immuni (foto di repertorio fb)

Le tre regioni coinvolte nella sperimentazione sono Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia

Oggi parte, tra tante polemiche, la sperimentazione ufficiale dell’app Immuni in quattro Regioni: Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia.

“E’ già attiva su tutto il territorio e oggi inizia la sperimentazione in quattro Regioni” ha confermato stamane la ministra dell’Innovazione Paola Pisano durante un’intervista a Unomattina su Rai1.

“L’app Immuni – ha spiegato la ministra Pisano – a oggi è stata già scaricata da più di 2 milioni di persone”.

“Si tratta – ha aggiunto la ministra Pisano – di un’applicazione utile in questo momento di ripresa delle attività, per muoversi in sicurezza e diminuire la probabilità di nascita di focolai improvvisi e soprattutto per tutelare noi stessi e le persone a noi care.

Inoltre, l’app è stata sviluppata nel pieno rispetto della normativa sulla privacy italiana ed europea. Maggiore è il numero delle persone che scarica l’app e maggiore è la possibilità che si sia avvisati qualora si entri in contatto con un caso positivo”.

Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia sono le prime regioni a testare il funzionamento dell’app Immuni che ha avuto anche il “via libera” da parte del Garante per la Privacy e secondo quanto comunica il ministero sarebbe stata scaricata da oltre 2 milioni di utenti (In Italia, secondo fonti Istat del 2019 siamo 60,36 milioni).

Tuttavia, nei giorni scorsi il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) ha evidenziato delle criticità.

Ma i problemi sollevati sono diversi e non solo tecnici e giuridici.

Infatti, per gli smartphone più vecchi l’applicazione non funzionerebbe e ci sarebbero diversi problemi sugli smartphone Huawei, soprattutto quelli di ultima generazione.

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Dal punto di vista politico c’è chi sostiene che, per quanto riguarda la privacy, ci si trovi davanti ad “un pericoloso scenario orwelliano, con il 1984 che è passato da un pezzo” e che non siano stati ascoltati e lette attentamente le relazioni del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che non riterrebbero completamente sicura l’applicazione.

Dichiarazioni, poco “friendly” arrivano, poi, dal Commissario governativo Domenico Arcuri che ha parlato di una “caccia agli asintomatici con una strategia nazionale”, definita da molti più come una “caccia all’untore” che una ricerca di chi è diventato positivo e magari si è auto vaccinato al virus.

Infine, sono spuntate anche le dichiarazioni di Enrico Bucci, professore di Biologia alla Temple University di Philadelphia che spiega come per essere davvero utile per il tracciamento dei contagi l’app dovrebbe essere utilizzata almeno dal “70% degli italiani, di ogni fascia d’età e in ogni zona del Paese”, ma non tutti possiedono uno smartphone, soprattutto gli anziani che sono la fascia che è stata più colpita dal Covid-19.

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AGGIORNAMENTO.

L’applicazione Immuni sarebbe ora disponibile sugli smartphone prodotti da Huawei e dal brand collegato Honor, ovviamente che utilizzano i servizi di Google.