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Desdemona non deve morire: una storia infinita, l’amore-incubo

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Una scena di Desdemona messa in scena dagli Scatenati

Gli attori della compagnia degli “Scatenati” sono i detenuti della Casa Circondariale di Genova Marassi. Dopo i temi affrontati in passato sul disagio mentale e la giustizia, si propongono ora, prendendo spunto dal shakespeariano Otello, di far riflettere su come “il più bel sentimento del mondo” possa ammalarsi fino al punto di distruggere la propria e l’altrui vita.

La scena si apre su una postazione di guerra, all’esterno si combatte ma anche dall’interno si spara: le stategie del comandante Otello non risparmiano né l’astuzia né la violenza, poiché, come lo stesso proclama, “benedetta sia la violenza se porta all’ordine”.

Al di qua del muro i soldati festeggiano, con battute rapide e triviali che non escludono neppure il capo, una breve tregua vittoriosa.

L’azione scenica risulta particolarmente efficace per il suo realismo in quanto gli uomini usano espressioni ed accenti non artefatti e non rivisitati, i propri frasari, esattamente quelli che userebbe un reale agglomerato di militari di diversa estrazione, ben diversi dal perfetto lessico che si impone in genere  nel teatro all’attore professionista.

L’attenzione del pubblico è palpabile, quasi ipnotizzata dal sovraccarico di energie che gli interpreti liberano, probabilmente represse nelle lunghe giornate di detenzione.

Otello si è appena sposato ed immediatamente ha dovuto abbandonare Desdemona per far fronte ai suoi compiti bellici; egli deve anche nominare il suo secondo e già pensa di affidare il ruolo al fidato Cassio, amico di famiglia.

Anche Iago, marito della soldatessa Emilia, aspira a quell’incarico e decide di demolire agli occhi dei compagni e  del capo la figura di Cassio, capace ma influenzabile, convincendolo a bere (una prova di virilità!) e mandandolo ubriaco ad espletare un turno di guardia.

Iago insinua in Otello il dubbio che Cassio sia l’amante di Desdemona, che nel frattempo ha raggiunto, accompagnata e difesa da Emilia, il presidio militare.

Come da conosciutissimo copione (nella scena e nella vita…) Otello, nel quale i successi militari hanno sopito ma non demolito l’interiore insicurezza di essere nero, cade nel tranello in un lasso di tempo sorprendentemente veloce.

Perfino le battaglie compiute dalla sua donna nei confronti del padre per far accettare il loro matrimonio ora appaiono al  granitico soldato come un inganno verso il genitore e quindi la prova che Desdemona “ha l’inganno nel sangue”…

Iago non inganna solo Otello, ma usa anche la propria moglie Emilia per raggiungere il proprio scopo. L’epilogo è tristemente noto.

Belli entrambi i profili del temperamento delle due adamantine e coraggiose donne, che non si salvano dalla  pochezza dei propri uomini, infido e scelleratamente ambizioso l’uno, vanitoso, insicuro e facilmente plagiabile l’altro, specie se la menzogna arriva da un individuo del suo stesso sesso.

Quante volte ci siamo chiesti per quale motivo uomini, anche validissimi nella professione, siano poi emotivamente deboli, privi di lucidità, di discernimento, di capacità di valutazione, in poche parole privi di virilità psicologica, di fronte ad un minimo dubbio sulla validità del proprio rapporto, magari insinuato da “cari” parenti o amici di famiglia, o anche solo dal compagno di biliardo, di fronte al quale ogni prova anche annosa di dedizione e di affetto viene come vanificata?

Di grande impatto emotivo il finale, dove Emilia, impersonata da una giovane interprete di singolare vigore drammatico, fa esplodere tutta la sua rabbia di donna delusa e ingannata.

“Desdemona non deve morire”, urla Emilia, disastrata nell’anima, dopo aver compreso di aver vissuto nella falsità e di essere ormai tristemente sola.

Desdemona non dovrà più morire se uomo e donna impareranno finalmente a stimarsi, a colloquiare, ad instaurare una effettiva complicità di coppia, argomenti che purtroppo trovano poco riscontro nell’infinita letteratura sul rapporto  tra uomo e donna e scarsa attenzione da parte degli educatori.

La compagnia teatrale “Scatenati” ha ricevuto una medaglia dal Presidente della Repubblica quale riconoscimento della  funzione educativa del teatro ed in linea con i valori della Costituzione.

Lo spettacolo, per la regia di Sandro Baldacci, è in scena al Teatro della Corte fino al 15 aprile e successivamente presso la Casa circondariale di Marassi il 17-18-19-20 aprile alle ore 11, il 20 aprile alle ore 21, il 21 aprile alle ore 20,30.

Elisa Prato