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Costo del denaro, tassi d’interesse e inflazione. Le scelte della BCE

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Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea. Il costo del denaro, tassi di interesse e l’inflazione

Il costo del denaro, i tassi di interesse, crescita dei prezzi dell’energia, fiducia e inflazione. Quali scelte alla BCE?

«L’appuntamento centrale della settimana è stato il meeting mensile di politica monetaria della BCE di giovedì nel corso del quale si è deciso di mantenere ancora fermo il costo del denaro ed è stato ribadito che gli acquisti netti di attivi nell’ambito del APP dovrebbero terminare nel prossimo trimestre». Con queste parole, Riccardo Grossi, consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede, spiega quel che si è deciso nel meeting di politica monetaria della BCE.

Dopo queste scelte della BCE quale sarà il ritmo degli acquisti? Aumenteranno i tassi di interesse? Chiediamo a Grossi. 

«Il ritmo di acquisti per il trimestre in corso sarà pari a 40 miliardi per aprile, 30 per maggio e 20 per giugno. L’istituto di Francoforte ha confermato il concetto del sequencing, ovvero che i tassi di interesse di riferimento non subiranno variazioni prima della conclusione degli acquisti netti di attivi e che eventuali modifiche saranno comunque graduali». 

Quali sono le scelte e l’opinione di Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, anche in riferimento del conflitto Ucraina Russia?

«Lagarde ha ripetuto la crucialità di un’impostazione orientata alla flessibilità, al fine di prevenire la frammentazione finanziaria e gestire al meglio la situazione attuale, con la guerra in Ucraina che sta avendo un grave impatto su crescita, fiducia e inflazione. Come emerso durante la conferenza stampa, la crescita nei prezzi dell’energia, in molti casi superiori del 45% rispetto ad un anno fa, sta rallentando la domanda, frenando la produzione e rappresenta la principale causa dell’aumento della dinamica inflattiva».

Com’è cambiato l’indice dei prezzi alla produzione negli USA?

«Restando sui principali dati macroeconomici, l’accelerazione delle pressioni inflazionistiche è stata ribadita nei giorni scorsi anche dalla pubblicazione dell’indice dei prezzi alla produzione USA, cresciuto in misura pari al +11.2% annuo a marzo, maggiore del +10% di febbraio e superiore anche al +10.6% atteso dagli analisti. Si tratta del dato più alto dal novembre 2010, mese in cui il governo USA ha iniziato a rendere pubblica questa rilevazione.»

Quali livelli ha raggiunto l’Inflazione negli Stati Uniti?

«L’inflazione core, ovvero escludendo la componente più volatile rappresentata da beni energetici e alimentari, è salita ad un ritmo annuo pari a +9.2%, ben oltre il +8.4% stimato dagli analisti. Per quanto concerne i consumi, le vendite al dettaglio negli USA a marzo sono salite del +0.5% a 665.7 bn di usd in rallentamento dopo il +0.8% di febbraio e leggermente sotto alle attese che erano per un +0.6%.»

In questo periodo difficile per l’economia, il mondo del lavoro e dei bilanci famigliari, con queste sue dichiarazioni Riccardo Grossi, consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede, già da alcune settimane, ci espone come l’economia e l’inflazione a livello anche globale, cambiano in riferimento all’andamento dei mercati finanziari, delle nuove fonti di approvvigionamento delle materie prime e del conflitto in corso ai confini dell’Europa. ABov.