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Case popolari prima agli italiani? Niet dei giudici e dopo M5S esulta anche il Pd

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Giovanni Lunardon, capogruppo regionale del Pd

“La Corte Costituzionale ha dato ragione al Governo e ha bocciato la legge regionale sull’edilizia popolare targata Toti e Scajola che discrimina i cittadini stranieri. L’articolo 4 della norma, secondo la sentenza emessa in questi giorni, è incostituzionale per ‘irragionevolezza e mancanza di proporzionalità’. Un esito scontato, di fronte al quale avevamo messo in guardia in più occasioni la Giunta ligure. Ma il centrodestra, nonostante i precedenti di alcune leggi analoghe già bocciate dalla Corte, ha voluto varare ugualmente questa norma propagandistica e inutile, facendo sprecare tempo e denaro ai liguri”.

Lo ha dichiarato oggi il capogruppo regionale del Pd, Giovanni Lunardon, che dopo il M5S ha duramente attaccato la giunta Toti.

“Il famigerato articolo 4 del provvedimento dichiarato incostituzionale, infatti – ha aggiunto Lunardon – introduce come nuovo requisito per l’assegnazione di case popolari il fatto di ‘essere regolarmente residenti da almeno dieci anni consecutivi nel territorio nazionale in regola con la normativa statale in materia di immigrazione’.

Una norma strampalata e palesemente discriminatoria, che 12 mesi dopo la sua approvazione è stata giustamente cassata. Ma i precedenti, come detto, non mancavano, visto che già 5 anni fa la Valle d’Aosta si era vista bocciare una legge in cui si chiedeva agli assegnatari di aver risieduto nella regione per almeno 8 anni.

La giunta Toti però non ha voluto fare tesori degli errori altrui. Siamo di fronte all’ennesima legge propagandistica varata da questa maggioranza e sonoramente bocciata dalla Corte Costituzionale. E ogni volta si è trattato (come nel caso della legittima difesa, solo per fare un esempio) di sentenze ampiamente prevedibili.

Ma a Toti e a Scajola non interessa varare provvedimenti utili alla collettività come dovrebbe fare ogni buon amministratore: loro vogliono soltanto appagare la pancia del proprio elettorato. Ciò che più gli importava un anno fa era consentire a Salvini, prima delle elezioni comunali genovesi, di citofonare agli inquilini di Begato e degli altri quartieri popolari brandendo lo slogan ‘prima gli italiani’. Poi però la campagna elettorale è finita e la norma è stata cassata, in barba alle promesse che non potevano essere mantenute.

Le campagne elettorali permanenti se condotte dall’interno le istituzioni oltre a fornire un pessimo servizio ai cittadini, rischiano di minare la credibilità degli Enti stessi che si rappresentano”.