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Australian: per la Cina i coronavirus armi genetiche della nuova era. Già dal 2015

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Xi Jinping, presidente Repubblica popolare cinese dal 2013 e segretario Partito comunista dal 2012

Uno studio di un’equipe di scienziati militari cinesi avrebbe definito già nel 2015 i coronavirus della Sars, ai quali appartiene il Sars-Cov-2 che ha causato la pandemia che ha colpito tutto il mondo, come basi per “armi genetiche della nuova era”.

Il documento “prevedeva che una terza guerra mondiale sarebbe stata combattuta con armi biologiche”.

Inoltre, i cinesi avrebbero esaltato le caratteristiche di contagiosità e rapidità di diffusione dei coronavirus, utili a causare “il collasso del sistema medico del nemico”.

E’ la sintesi di quanto riportato lo scorso fine settimana dall’edizione “Weekend Australian” del popolare quotidiano di Sydney “The Australian” che viene letta da milioni di persone.

Le rivelazioni sul presunto piano dei militari cinesi si basa su un dossier di 263 pagine e fa capire quanto Pechino fosse avanti già cinque anni fa sulle mutazioni dei coronavirus.

Il dossier intitolato “Le origini artificiali della Sars e nuove specie di virus prodotti dall’uomo come armi biologiche” sintetizza il lavoro di 18 scienziati guidati dal generale Dezhong Xu e del quale Pechino nega però la veridicità.

In sostanza, secondo quanto riferito, gli scienziati militari cinesi avrebbero ipotizzato di sviluppare lo studio sui coronavirus della Sars con lo scopo di trasformare i pericolosi patogeni in uno strumento micidiale di una futura guerra biologica.

Non è tutto. Perché in un passaggio del dossier, se possibile ancora più inquietante, verrebbe analizzata la possibilità di utilizzare un’arma biologica di questo tipo non soltanto a scopo militare, ma anche al di fuori dei conflitti in modo tale da “generare vantaggi politici e strategici in aree regionali, se non a livello globale”.

Le autorità cinesi hanno respinto le pesantissime e peraltro circostanziate accuse che hanno sollevato importanti domande sulle origini dell’attuale pandemia, bollando il reportage pubblicato da “The Australian” come “propaganda”.