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Assessora Serafini: reddito cittadinanza M5S è la peggiore mancia elettorale

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Assessora comunale Elisa Serafini a Palazzo Tursi

“Esiste un sistema tutto italiano che da sempre si propone come risposta al malessere della popolazione e ai problemi legati alla povertà, al lavoro, all’inclusione. Ed è quello delle mance politiche. A seconda del partito e dell’occasione vengono chiamate bonus bebè, 500 euro ai diciottenni, 80 euro in busta paga… Per lo più si tratta di misure che hanno efficacia, (e per fortuna anche una spesa), temporanea. Misure che, come sempre, non risolvono i problemi legati al sussidio, come ad esempio la mancanza di tutele e servizi per le nuove madri, ma forniscono un immediato consenso politico al partito che le ha proposte”.

L’assessora comunale alla Cultura del Comune di Genova, Elisa Serafini, ieri su Fb ha attaccato di nuovo “l’ideona” politica del reddito di cittadinanza che alle elezioni di domenica 4 marzo ha fatto ottenere una valanga di voti al M5S, soprattutto nel Sud Italia.

“Bella roba, si penserà – ha aggiunto Serafini – spostano soldi da una categoria all’altra solo per prendere voti. In realtà questa non è la parte peggiore della politica. Esiste di molto peggio. Esiste il politico ancora più sfacciato, che propone una misura epocale, rivoluzionaria, che non può che accontentare tutti (quello che votano), tranne le generazioni successive, che però non solo non votano, ma magari non sono ancora nate.

Ed è qui che si nasconde il successo del M5S: promettere alla gente che potrà riceverà dei soldi no matter what, grazie ai poteri straordinari del reddito di cittadinanza. Il problema è che il reddito di cittadinanza rappresenta forse la peggiore delle mance elettorali. Non solo non risolve efficacemente il problema della povertà, che deriva dalla disoccupazione e dal costo della vita, ma in più produce ulteriori conseguenze irreversibili.

Il primo è l’incremento esponenziale della spesa dello Stato, con la conseguente e logica impossibilità di garantirne le adeguate coperture, e il secondo è la promozione di un incentivo tossico nel cittadino italiano: quello di non voler lavorare.

Parliamone. Perché dovremmo lavorare, subire le angherie del capo, adeguarci a regole e norme, dover prendere un autobus pieno di gente per andare in ufficio o in fabbrica, se possiamo ricevere 780 euro al mese andando in spiaggia ogni giorno con il cane? Se guadagniamo 500 euro al mese e ne riceviamo 270 di integrazione senza fare nulla, quale incentivo avremmo a cercare un lavoro più remunerativo? E quale ulteriore follia sarebbe accettare un lavoro da 40 ore, da 1000-1200 euro al mese, quando stando a casa potremmo, oltre che rilassarci, risparmiare i costi di spostamento, pranzi e la fatica di adattarsi ad un posto di lavoro?”.